Rassegna storica del Risorgimento

1861-1876 ; ECONOMIA ; MINGHETTI MARCO ; SELLA QUINTINO
anno <1957>   pagina <301>
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Aceordi e disaccordi fra Quintino Sella e Marco Min ghetti 301
la capacità dì spingere lo sguardo oltre le immediate e strette ripercussioni dei fatti economici e finanziari per cogliere reazioni che al Sella immanca­bilmente sfuggivano ed una particolare sensibilità per queste reazioni. Se ciò segna indubbiamente un punto in favore del Minghetti, spiega però, d'al­tra parte, come la sua azione apparisse sì più illuminata, ma poco energica in confronto a quella del Sella, come, posto l'identico fine del pareggio, i mezzi usati dall'uomo dovessero essere differenti da quelli usati dall'altro.
Nel gennaio del 1862, caduto il ministero Bicasoli, nel nuovo ministero Rattazzi il Sella subentrò al BastogL Nell'esposizione finanziaria fatta alla Camera il 7 giugno, modificando gravemente le cifre presentate dal Bastogi, egli annunciava che il disavanzo per il 1862 si aggirava intorno ai cinque­cento milioni. L'attuazione immediata delle leggi di maggiori imposte pre­parate dal Bastogi potevano dare alle finanze un miglioramento di cinquanta milioni, che evidentemente non bastava a far fronte alla situazione. Come provvedere allora ? Esclusa la possibilità di far ricorso alle economie, ') esclu­sa anche l'opportunità di una nuova emissione di rendita, affermata l'impos­sibilità di nuove maggiori imposte poiché si era già nella seconda metà del­l'anno, il Sella propose, come rimedio ad un male momentaneo ,2) di ce­dere alla industria privata la costruzione delle ferrovie, di alienare i canali posseduti dal demanio, affidando alla società acquisitriGe l'incarico della co­struzione di un altro canale allora progettato, di far passare al demanio i beni posseduti dalla Cassa ecclesiastica per alienarli assieme ad altri beni demaniali non destinati ad uso pubblico, ed infine di emettere altri cento milioni di buoni del Tesoro. IL Sella iniziava cosi il corso delle grandi aliena­zioni del patrimonio pubblico, che venne a poco a poco sfumando senza che le finanze ne traessero mezzo per-la definitiva sistemazione.
Tutte le proposte del Sella erano assai lontane- dal costituire un piano di finanza, anzi ne erano la negazione, erano dei momentanei espedienti.3) Lo riconobbe egli stesso dichiarando di aver presentato provvedimenti va­lidi contro le difficoltà del momento , e di non aver inteso fare un piano finanziario completo per il quale sarebbe stato necessario entrare in un sistema completo di tributi e in tutto il nostro ordinamento finanziario, non­ché nelle varie parti dell'amministrazione dello Stato , cosa impossibile a farsi in quel momento. *) H Sella, osserva il Bonghi, recalcitrava a presen­tare un piano di ordinamento, quanto un fisico de* tempi nostri recalcitre­rebbe ad esporre, anche per ischerzo, un sistema della natura .s)
Le vicende del ministero Rattazzi impedirono al Sella di rimanere a lungo a reggere il timone delle pubbliche finanze. Prima di lasciare il porta­foglio, nella relazione presentata alla Camera il 1 dicembre 1862, prevedeva il disavanzo pel 1863 di 354 milioni; per provvedere ad essi e al disavanzo or­dinario e straordinario a tutto il 1862 egli indicava mezzi straordinari: un. prestito di 500 milioni, la circolazione di 150 milioni di buoni del Tesoro, 150 milioni ad un affitto a lunga scadenza delle ferrovie, col prezzo antici-
1) Cfir. le ragioni addotte in Discorsi parlamentari, cit., voi. HI, p, 19.
2) In Discorsi parlamentarti ed., voi. HI, p. 27.
3) Cfc. A. PLEBANO, op. cit,, voi. I, p. 96.
*) IH Discorai parlamentari voi. Ili, pp. 30-31.
s) In Xo ìttìo a i tempi di Valentino Pasini, cit., pp. 906-907.