Rassegna storica del Risorgimento

1861-1876 ; ECONOMIA ; MINGHETTI MARCO ; SELLA QUINTINO
anno <1957>   pagina <303>
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Accordi e disaccordi fra Quintino Sèlla e Marco Minghetti 303
dercvole accrescimento dell'attivo per opera di imposte nuove (115 milioni) e di maggior prodotto delle imposte esistenti (60 milioni). Egli aveva fissato il tempo di quattro anni perchè e uno sforzo troppo violento nell'imposizione subitanea delle tasse potrebbe inaridire le fonti della ricchezza pubblica , *) Ma l'applicazione graduale di questi provvedimenti non avrebbe estinto tutto il disavanzo, che si sarebbe venuto accumulando nei quattro anni e ohe egli calcolava in 550 milioni. A questi, ai 375 milioni residuo delle ge­stioni anteriori al 1863, ai 400 milioni di spese straordinarie per tali anni (100 milioni all'anno), al totale cioè di 1325 milioni egli pensava di provve­dere con mezzi straordinari: un prestito (700 milioni), buoni del Tesoro (150 milioni), vendita dei beni posseduti dal demanio (218 milioni), vendita dei beni posseduti dalla Cassa ecclesiastica che già stavano passando al dema­nio per deliberazioni già prese (257 milioni). Se poi si fossero resi necessari nuovi mezzi il Minghetti riteneva potersi far ricorso ancora alla vendita delle ferrovie dello Stato e alla disammortizzazione dei beni di tutti i corpi morali.
Questo in linee molto schematiche il piano del Minghetti. Anch'egli fa­ceva ampio assegnamento su misure straordinarie ed extrafiscali, quali ad esempio l'alienazione dei beni del demanio, prestiti ecc*, e in ciò seguiva le orme del Sella. È questo un tratto comune ad entrambi: chiedere a risorse straordinarie mezzi per far fronte al passato, al presente e un po' anche al futuro. Il Minghetti poi vedeva in questo metodo la possibilità di alimentare il Tesoro senza gravare troppo sulle spalle dei contribuenti.
Però, nel piano del Minghetti, a ben osservare, si notava qualche aspetto che indicava l'inizio di una politica nuova rispetto a quella del Sella. I mezzi usati per sanare il disavanzo ordinario implicavano tutto un vasto programma di riforme dell'organismo dello Stato, riforme che dovevano trovare il proprio coefficiente nel vigoroso progresso dell'economia del paese, f) Circa le riduzioni di spese, ad esempio, contava molto sulla riforma razionale delle leggi orga­niche della pubblica amministrazione basata sul decentramento (passaggio alle provincie e ai comuni di parecchie attribuzioni appartenenti al Gover­no), e sulla semplificazione dei roteggi dell'amministrazione centrale. Con­tava inoltre sulla eliminazione di molte spese superflue, di molti abusi, di molte prodigalità deU'amministrazione (qui ci par di vedere già l'inizio vero e proprio della liquidazione di un sistema instaurato nel periodo rivoluzio­nario, come s'è detto sopra). *'
Circa le nuove imposte il discorso dovrebbe farsi più lungo. Alle imposte cosidette indirette il lavoro dell'unificazione era già arrivato; ancora non si fera iniziato quello relativo alle imposte cosidette dirette. *> H Minghetti lo iniziò colle imposte sui redditi di ricchezza mobile,s) col riordinamento dei
1) In Discorsi parlamentari* cfa., voi, IL p. 79.
-) Cfic A. PLEBANO, op. eh., voi. I p. 104; R. BONGHI, Storta della Finanza* eh., T?p. 44-45.
9} Cfr. R. BONGHI, Stona detta Finanzia, cit, p. 46.
4) Cfr, E. C'ORBINO, op. cit., voi. I, p. 220 e sgg.; A. PLEBANO, op. cit., voi. I, p. Ili e sgg.
r) Sulla storia della legislazione all'imposta della ricchezza mobile dal Cavour al 1866 v. F. FxORA, Mauitsiìo di scienza dette finanze* Livorno, 1908. Per un acato esame dell'im­posto, v. L. EINAUDI, Corto di Scienza dette finanze* Torino, 1914, pp. 461-463. Il disegno. che il Minghetti presentò e che venne conerò tato in legge, era stato preparato dal Sello*