Rassegna storica del Risorgimento

1861-1876 ; ECONOMIA ; MINGHETTI MARCO ; SELLA QUINTINO
anno <1957>   pagina <305>
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Accordi e disaccordi fra Quintino Setta e Marco Minghetti 305
pubblica cosa, un avvenimento politico di grande importanza sbalzava il Minghetti dal potere.
Sul piano del Minghetti discordi e acoese furono le dispute. ') In realtà il Miuglurtti aveva troppo concesso all'ideale di sistemazioni armoniche; il suo piano era un pò astrattamente concepito ed era difficile per il momento sperare da esso i solleciti risultati richiesti dalle normali esigenze della cosa pubblica. Tuttavia esso presentava tre lati veramente positivi: l'aver ad­ditato con esattezza su quale parte della spesa si potevano realizzare eco­nomie notevoli; l'aver individuato tutte le risorse ordinarie e straordinarie di cui lo Stato poteva ancora disporre; infine l'aver compreso che il pareggio era obiettivo da raggiungere gradualmente, assicurando nel frattempo una entrata straordinaria periodica che servisse a colmare i disavanzi residuali, quale poteva attendersi dalla alienazione della sostanza fondiaria del dema­nio . -) Per tali motivi l'opera del Minghetti può dirsi sostanzialmente po­sitiva tanto più che egli si preoccupò contemporaneamente di prendere prov­vedimenti atti a svolgere la ricchezza nazionale, i trattati di commercio, ad esempio. 3)
Sella fu il suo successore. Egli portò di nuovo nel suo dicastero la preoc­cupazione precipua di riportare in pareggio e addirittura in attivo il conto del Tesoro, la mentalità di considerare fulcro essenziale della politica finan­ziaria la situazione di cassa più ancora che l'andamento del bilancio ordi­nario. 4) Se il Minghetti aveva dimostrato riluttanza a prendere provve­dimenti drastici e radicali, poca titubanza rivelò il Sella. Nell'esposizione fi­nanziaria del 4 novembre 1864, constatata la gravissima situazione di cassa che presentava un ammanco di circa duecento milioni per pagare le sca­denze del 31 dicembre 1864 chiese di sopperire con mezzi straordinari. 5) Nell'intento di provvedere al miglioramento della situazione finanziaria ciò che avrebbe rafforzato il credito del paese propose modificazioni a leggi d'imposta esistenti, ritenute agli stipendi dei pubblici funzionari (quaranta milioni), economie senza riforme organiche su quasi tutti i bilanci e in modo particolare nelle spese di guerra (circa sessanta milioni). 6)
Ma nuovi sacrifici, che già aveva in pectore, egli chiese nella esposizione finanziaria del 14 marzo 1865. Allora avanzò la proposta di ricorrere a mezzi straordinari (alienazione di beni demaniali, cioè vendita di ferrovie dello Stato per 200 milioni, prestiti per 425 milioni) e di accrescere le entrate (un aumento dell'aliquota dell'imposta sui fabbricati, elevazione del contingente dell'imposta sulla ricchezza mobile e abolizione delle franchigie doganali in tutte le città).
1) Cfir. Atti del Parlamento Italiano, Sessione del 1863-64, Roma, 1889, voi. Vili, p. S707 e sgg.
2) E. SCALFARI, op. eh,, p. 293.
3) CCr. Discorsi parlamentari, ci/., voi. II, p. 108 o Bgg.; v. anche L. LUZZATTI, Memo­rie, cu., voL I, p. 435 e sgg.
*) Gfr. E. SCALPASI, op. tit., pp. 296-297.
5) Ecco l'indicazione del mezzi straordinari: 40 milioni mediante una anticipazione del prezzo ricavato dalla vendita di beni demaniali; 30 milioni alienando buoni del Tesoro; 124 milioni per anticipazione dell'imposta fondiaria dovuta nel 1865 (air. Discorsi-parlamen­tari, *., vai. Ut, pp. 115-128).
6) Cfr. Discorsi parlamentari, cit., voi. ITI, pp, 115-128.