Rassegna storica del Risorgimento

1861-1876 ; ECONOMIA ; MINGHETTI MARCO ; SELLA QUINTINO
anno <1957>   pagina <306>
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Aldo Berselli
Nulla di nuovo insomma, nessuna iniziativa nuova: provvedimenti straordinari e tasse. Prestito e imposte furono votate dopo una lunga discus­sione durata due settimane. Parlò anche il Minglietti e difese il sao piano. Manifestò allora chiaramente ciò che sostanzialmente lo differenziava dal Sella. Il Minghetti intendeva arrivare al pareggio mediante riforme, econo­mie, qualche piccola tassa nuova e qualche ritocco alle antiche imposte. Quanto poi alle nuove tasse egli disse,io credo che il periodo della pri­ma formazione, che l'epoca delle grandi tasse è compiuta. Io non voglio dire perciò che non si possano trovare alcune nuove imposte, dirò anzi che io me­desimo, studiando questa materia, avvisai di trovarne specialmente nel ramo di excise; ma voglio dire che le nuove grandi tasse sono formate, imperocché abbiamo colpito la ricchezza fondiaria e non fondiaria, il consumo, gli affari e il trapasso di proprietà .2) Il Sella invece credeva che fossero necessari .sacrifici dietro sacrifica, e imponeva tasse senza troppi riguardi.z) Il siste­ma del Minghetti era più razionale, si preoccupava di non turbare il regolare svolgersi dell'economia nazionale; l'altro era forse più efficace, ma di una efficacia tutta momentanea, poiché, come s'è detto, trascurava le ripercus­sioni economiche.3)
Quando il Sella nella esposizione finanziaria del 13 dicembre disse ohe per vincere il disavanzo non bastavano le economie, non bastava rimaneg­giare le imposte esistenti, che non si poteva più percorrere la strada spaven­tosa dei mezzi straordinari, e indicò il rimedio nelle imposte indirette, anzi ne propose esplicitamente una: il macinato,4) la Camera apparve ostile e colse l'occasione dell'ordinamento bancario per bocciare il Sella.
Finiva così un periodo, cui doveva seguirne uno nuovo caratterizzato da un grande spreco di risorse economiche e di energie durato fino al 1870.
Solamente col ritorno del Sella alle Finanze nel dicembre del 1869, nel Ministero Lanza, aveva inizio quel periodo di massimo raccoglimento che doveva portare al pareggio.
Nell'esposizione finanziaria del 10 e 11 marzo 1870, egli disse che l'Ita­lia dal 1862 al 1870, malgrado tanti sforzi, aveva fatto poco cammino. Ali­bi amo fatto dei sacrifici egli spiegò, ma non li abbiamo fatti a tempo. Ab­biamo operato come quel febbricitante che tutti i giorni piglia un pò di chi­nina, ma non ne piglia abbastanza per troncare la febbre; l'organismo si in­debolisce e si rovina . s) E per non continuare a correre perpetuamente, asintoticamente, direbbero i matematici, verso quella linea di pareggio senza raggiungerla mai , avanzò un complesso di proposte utili a rimediare alla situazione *6) Guardando le spese colla lente dell'avaro ,7) Sella pro­pose economie anche nell'esercito e nell'istruzione pubblica. Circa le imposte,
1) Cfr. Discorsi parlamentari, cit., voL IV, p. 125.
2) Cfr. A. PLEDAISO, op. cit., voi. I, p. 171.
3) Scrive il Plebuno: Non può sperarsi di dare stabile e normale assetto alla finanza pubblica, se le richiesto che per essa il fisco rivolge all'economia nazionale siano in troppo stridente disannonia con essa, e sopratatto se la distribuzione non risponda ad un qualche razionale concetto (Op. cit., voi. I, p. 171).
4) Cfr. Discorsi parlamentari, cit., voi. Ili, p. 197. s) In Discorsi parlamentari, cit., voi. Ili, p. 215.
6) In Discorsi parlamentari, cit., voi. HI, p. 216 e sgg. ?) In Discorsi parlamentari, cit., voi. HI, p. 223.