Rassegna storica del Risorgimento

1861-1876 ; ECONOMIA ; MINGHETTI MARCO ; SELLA QUINTINO
anno <1957>   pagina <307>
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Accordi e disaccordi fra Quintino Sella e Marco Minghetti 307
sì attenne al criterio di mutare il meno possibile quelle in vigore, di rixnalleg­giarlo soltanto nella misura strettamente indispensabile, in quanto le tasse migliori, come le ciabatte, sono quelle vecebie, e quindi propose di avocare allo Stato i proventi che i comuni e le Provincie ritraevano dai centesimi ad­dizionali alla imposta sulla ricchezza mobile, *) di aumentare del 10 le tasse di registro e di bollo, d'insegnamento ed altre, ed infine di accrescere quell'im­posta fondiaria che egli stesso già riconosceva essere arrivata al limite estre­mo del possibile. Tralasciamo alcune leggi secondarie. Al voluminoso disegno di legge che fu chiamato Omnibus finanziario Sella pò te vasi muovere l'obiezione che il fine, cioè un pareggio durevole, può realmente e non fitti-ziamente raggiungersi solo quando l'equilibrio tra entrata e spesa avvenga sulla base delle forze economiche e non con metodi che deprimono tali forze. Il pareggio è una illusione, la conquista provvisoria di un momento, è anzi pernicioso nei suoi effetti se prescinde dall'armonia tra finanza ed economia del paese. Non possiamo qui seguire le vicende parlamentari dell'Omnibus. A sinistra accusarono il Sella di essere il vampiro, la sanguisuga del popolo. A destra, dal Minghetti ad esempio, ebbe l'appoggio ma un appoggio, che lasciava prevedere una futura frattura. 2)
Vennero poi l'occupazione di Roma e il trasporto della capitale. La rag­giunta unità fece balzare in primo piano le questioni economiche e finanzia­rie, tanto più che gli avvenimenti avevano portato notevoli modificazioni al bilancio del 1871 e molti ritenevano necessario dover provvedere a nuove spese, cioè a più larghi stanziamenti specie nella Guerra e nella Marina per la sicurezza del paese. H disavanzo però non raggiungeva le cifre spaventose degli anni precedenti, merito soprattutto delle dosi di chinina propinate dal Sella.
Di fronte a questa situazione i rimedi propugnati dal Sella e dal Min ghetti erano ancora una volta diversi. Il Sella persisteva a ritenere indispen­sabili nuovi e maggiori aggravi fiscali, il Minghetti riteneva invece più con­veniente migliorare l'applicazione dei tributi esistenti per favorirne il natu­rale sviluppo e portare avanti vigorosamente tutte le riforme dell'ordina­mento amministrativo : nuove risorse, insomma, dovevano derivare dalle econo­mie conseguenti alle riforme e dal naturale svolgersi dell'economia nazionale.
Il Sella, naturalmente, non solo non volle assolutamente abbandonare il rigoroso concetto del pareggio, ma anzi ritenne più necessario che mai in­sistervi rigorosamente. Nell'esposizione finanziaria del 12 dicembre 1871 egli indicò, per supplire al complessivo bisogno di cassa di duecento milioni pel 1872, provvedimenti che abbracciavano l'intero quinquennio dal 1872 al 1876 al fine di tranquillare i contribuenti . s) Io mi sono sempre
1) Ciò portava come conseguenza l'elevazione dell'aliquota a favore dello Stato dal-1*8,80 al 12 . Il danno ai comuni veniva eliminato concedendo loro di elevare il sopraccari­co al dazio consumo governativo, di imporre tasse di esercizio e vendita. Quindi nuovi aggravi!
2) u Mughetti disse: <e Noi non volevamo colla nostra opposizione impedire che si rag­giungesse il pareggio, e contribuite all'onta che il paese non potesse mantenere i suoi impe­gni. Gli è con questo criterio che noi abbiamo appoggiato il Ministero e con ciò abbiamo creduto di dare una grande prova di abnegazione e di patriottismo (in Discorai parlamentari, cit., voi. V, p. 232).
3) In Discorri parfamvMari, cu., voi. Ili, p. 347.