Rassegna storica del Risorgimento
ECONOMIA ; NAPOLEONE I ; PIEMONTE ; SARDEGNA (REGNO DI)
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1957
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L'economia del Piemonte nel periodo napoleonico 319
negli ultimi secoli, verso la coltivazione delle arachidi, e, soprattutto, della colza. Continuava* naturalmente, l'estrazione dell'olio dalle noci (5970 ettolitri nel 1812 nel dip. del Po contro 78 di olio di colza, 12 di olio di lino, 2 di olio di mandorlo e 3 di olio di pruno), sicché, nel 1812, solo meno della metà dell'olio consumato nel dipartimento del Po era fornito dall'olio di oliva (ettolitri 5350) proveniente dalla riviera ligure e da Nizza. Dopo il 1806 fiorirono le ricerche sui succedanei dello zucchero di canna. Contrariamente all'opinione che fa risalire al periodo francese la diffusione della barbabietola, questa, in Piemonte, fu coltivata solo decenni più tardi su scala industriale: nel 1812 fu data al Giobert licenza di fabbricare zucchero di barbabietola, ma la cosa fini IL Lo sciroppo d'uva (oltre il miele) fu. il succedaneo più usato: 1800 kg. furono commessi dal Governo per gli ospedali di Moncalieri, Alessandria e Castellazzo Bormida. Senza seguito rimasero le proposte di estrarrc uno sciroppo zuccherino dal grano turco (1809), saccarina dalle castagne, zucchero dal gelso. Già nel 1803 fu creato uno stabilimento di culture coloniali, nei possedimenti ex-reali della Venaria, con 134 specie di piante, tra le quali zafferano e indaco. Quest'ultimo, quantitativamente, dava un prodotto unitario superiore a anello delle colonie americane, ma qualitativamente inferiore. Una scuola per la fabbricazione dell'indaco, ricavato dal pastello secondo un procedimento russo che migliorava quello secolare in Piemonte, fu fondata dal Giobert a Chieri, dove dalla coltivazione di una giornata di terreno fruttante 600 nibbi di foglie riusci a estrarre due rubbi d'indaco: i residui erano utilizzati come fertilizzanti. 1 risultati conseguiti dal Giobert si compendiano nell'aver fatto rendere 300 franchi la giornata il terreno che prima ne produceva soltanto per 90. Insieme col pastello la garanza, infelicemente sperimentata mezzo secolo prima in Sardegna; fallì, invece, la cultura del vero e proprio indaco, àeUHnéigofera unii, e di altre piante coloniali come il cyperus esculentus che avrebbe dovuto sostituire il caffè. H grano d'Egitto fu sperimentato a Moncalieri. Somme piuttosto limitate furono spese per la manutenzione e il miglioramento di canali, e di bealere , furono incoraggiati i progetti del Dallero pel canale Valcnza-Vbghera-Piacenza, per un altro dal Iago di Avigliana a Torino, per sviluppare i serbatoi di acqua piovana a scopo irriguo, ma non furono attuate opere di grande mole anche perchè ne mancò il tempo. L'arginatura della Sesia, il dragaggio del Po e del Tartaro per migliorarne la navigabilità richiesero una certa spesa. Neppure la lotta contro i lupi, i bruchi, la cocciniglia, i gorgoglioni e altre larve del grano fu una novità del periodo francese, ma piuttosto la continuazione, con metodi ammodernati, di antiche provvidenze che nel periodo di Vittorio A* III già avevano avuto il conforto di pareri tecnici dell'Accademia delle Scienze di Torino. La scuola di veterinaria del Valentino si dimostrò efficace nel prevenire e combatterò le epizoozie, ma già nella seconda metà del sec. XVIII erano sorte scuole di tecnica superiore (di idraulica e di arti minerarie p. es.), nuclei della futura scuòla di ingegneria. Il nuovo catasto del 1805 completò la perequazione del sec. XVIII e potè essere realizzato soltanto perchè già era stata realizzata questa. Mentre non pare che le importazioni di grani dal mar Nero paventate dal Dandolo per la Lombardia abbiano danneggiato produttori piemontesi, lo smembramento della Val Sesia, del Novarese, del Vigevanasco, della Lomellina, del Siecomario, dell'Oltre Po pavese danneggiò i viticultari del Monferrato che vi scambia-