Rassegna storica del Risorgimento
ECONOMIA ; NAPOLEONE I ; PIEMONTE ; SARDEGNA (REGNO DI)
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1957
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321
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L'economia del Piemonte nel perìodo napoleonico 321
Paesi Bassi (con destinazione l'Inghilterra), la Prussia, la Russia Senonchè Napoleone, volendo riservare a Lione la seta piemontese, la caricò di dazi di uscita sino a 4 o 5 francai al kg. Se la filatura piemontese dopo il 1807 vide diffondersi il sistema Gensoul di riscaldamento delle bacinelle col vapore (sistema che contribuì a concentrare l'operazione di filatura in appositi stabilimenti: nel 1813 a Casale lo stabilimento del Guazzola contava cento bacinelle e 400 in. di tubazione), le statistiche della produzione, se le consideriamo veridiche, rivelano dopo il 1808 una progressiva diminuzione di grezzo e di organzino : del primo 361.087 kg. nel 1808, poco più di centomila nel 1811, del secondo 237.378 kg. nei 1808, intorno a 100 ni., verosimilmente, nel 1813. Conseguenza probabile della stagnazione del commercio provocata dalla politica francese. Già molto prima del blocco continentale, nel 1802, era stata proibita l'esportazione di ogni genere di sete del Piemonte verso altri luoghi che non fossero la Francia. A seguito delle proteste, di cui fu lattice a Parigi una commissione composta dal Barbaronx e dal Negri, un decreto del 18 febbraio 1803 ne concesse l'esportazione ma in colli piombati facendo capo a Lione e a Nizza e dietro pagamento di un diritto di uscita rispettivamente di fr. 3 e 4. Nel 1805 furono aggiunti Vercelli, Alessandria, Genova e S* Remo; ma queste due ultime località furono paralizzate dal blocco e va considerato una vera presa in giro il decreto del 1811 che permetteva l'esportazione delle sete piemontesi attraverso Genova o Lione. Tale era la paralisi del commercio che il prefetto della Stura nel 1812 lamentava l'abbondante raccolto di bozzoli qui ne fera qu'ajouter à la stagnation du commerce . Le misure prese dal governo francese durante un decennio, dal decreto del 1801 ab oliti vo di tutte le dogane, dazi, tratte interne, pedaggi, alla ereazione della camera di commercio, della borsa di commercio, della scuola tecnica commerciale, delle camere consultive dipartimentali delle manifatture, arti, mestieri, alle grandi opere pubbliche, non erano dunque riuscite, se non momentaneamente, a risollevare il commercio del Piemonte da quelTétat le plus deplorabile di cui riferiva nel 1803 il La Boulinièrc. Al Piemonte rimaneva una magra consolazione: il nuovo stato di cose lo danneggiava meno che non il limitrofo Regno italico. Lo possiamo constatare esaminando una relazione del prefetto del dipartimento della Sesia nel 1810, che conferma come la bilancia commerciale tra il Piemonte e la Lombardia fosse attiva per quello: infatti il Piemonte esportava in Italia (cioè in Lombardia) per 242 m. franchi di stoffe di lana, telerie, olio di noce, mucche da macello, vini contro solo 215 m. fr. all'importazione (lane, acciaio grezzo, giovenche). Anche da questo documento traspare che la manifattura laniera aveva una grossa importanza nel dipartimento della Sesia, concentratasi nel Biellese dopo le vicende poco liete del lanificio d'Ormea perseguitato dai Francesi in odio al nobile proprietario fondatore, e quelle di altre manifatture minori delle provincie di Cuneo e di Torino. Tutto il ramo laniero aveva ricevuto un grande impulso governativo dai tempi di Carlo Emanuele III, specialmente durante la guerra delle Alpi, per il fondamentale interesse militare. Nel 1792 era stato nominato ispettore dei lanifizi il biellese fabbricante di stoffe G. Giorno, nel 1795 ispettore generale delle fabbriche di lana il fossanese G. Fantin, ma agli inizi del secolo le varie manifatture, col cessare delle forniture militari, venuti a mancare gli approvvigionamenti e prive di fondi perchè i ere-