Rassegna storica del Risorgimento
ECONOMIA ; NAPOLEONE I ; PIEMONTE ; SARDEGNA (REGNO DI)
anno
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1957
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323
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Ueconomia del Piemonte nel periodò napoleonico 323
evidentemente indotto il governo francese a dedicale molta attenzione al setificio uscito malconcio dalla guerra, tanto più che già aveva conosciuto gravissime crisi nel periodo ad essa precedente: nel 1798 la Segreteria di Stato (Interni) aveva fatto notare che da 12 anni, nonostante l'inflazione, i filatori di Racconigi (la coi miseria già nel 1787 aveva commosso le autorità) non ricevevano aumenti di paga; nel 1801 furono soccorsi dalla Commissione esecutiva con 40 sacchi di grano. Nel 1806 il governo francese emanò minuziosi regolamenti che prescrivevano a chi possedesse più di tre foxnel-lettt di munirsi di un'autorizzazione, e nel 1808 emanò altre norme per la trattura e la mulinatimi., allo scopo che la qualità fosse costantemente buona, che vietavano (come già era stato prescritto quasi un secolo e mezzo prima) il'pagamento a cottimo, la corresponsione in conto paga ai lavoratori di viveri, legna ecc. Ma il risultato di tutto ciò sul setificio fu anello che sappiamo. Del pari scarsi di risultati gli incoraggiamenti e la varia propaganda tecnica: dal 1802 la società d'incoraggiamento per il progresso delle scienze fu propagandata anche in Piemonte, nel 1803 la Società di agricoltura bandi premi per la fabbricazione di viti in legno, per la lavorazione del ferro, per la produzione dell'allume e l'Accademia delle scienze mise in palio un premio di 300 fr. e di una medaglia d'oro per chi si rendesse benemerito dello sviluppo dell'industria; il totale dei premi fu, l'anno successivo, di ben 21.300 fr., assegnati i più nei rami del raflinamento del ferro, della fabbricazione dell'allume, dei lavori in ghisa, dei vasi metallici smaltati. Incominciò la serie delle mostre dei prodotti delle arti e manifatture, con finalità d'incoraggiamento e di premio per gli espositori, che costituiranno una bella tradizione dell'industre Torino. I centri manufatturieri più importanti rimasero, nel dipartimento del Po, Chieri (cotone e tela in genere), Carmagnola (corderie, mulini, filature di seta, mercato di bozzoli), Giaveno (manifatture di tela e seta), Pinerolo (manifatture di stoffe, cartiere, filature di seta), Torino (distilleria, filatura del cotone e della lana, tessitura e lavorazioni varie della seta, carrozzeria: esportava un centinaio di carrozze l'anno in Lombardia ce preferite per l'eleganza delle linee, la bontà e la solidità della costruzione e l'economia ). Insomma uè sorsero centri manifatturieri nuovi, né si svilupparono sensibilmente in modo più moderno le attività già esistenti, nonostante la soppressione delle corporazioni o università , la quale, forse, fu possibile senza troppi ostacoli proprio a causa della cattiva situazione in cui versavano. Naturalmente alcune manifatture d'armi poterono prosperare, ma era un fatto consueto, nei periodi di guerra, anche sotto i principi sabaudi. Nel 1801 fu affidata a uno Scalafiotti l'impresa generale delle armi portatili, che avrebbe dovuto produrre, con 400 operai forgiatori, cannonieri, platinatoli, montatori, 1500 fucili al mese per nove anni in modo da creare un deposito di 162 m. fucili nell'arsenale di Torino, già glorioso da secoli e potenziato da Carlo E. III. La metallurgia di riflesso, ne trasse qualche vantaggio: lime e utensili di qualità uguale a quelli tedeschi e inglesi produceva nel 1803 un'impresa gestita dal cittadino Focalet con ferro estratto nel dipartimento della Dora; imprese, cui partecipavano Francesi, lavoravano in questo e altri rami: quella di un Dupont lavorava il rame. A Carmagnola, nel 1814, una fabbrica di certo Cavagliano produceva acciaio cementato della migliore qualità allora in commercio. L'industria cartaria già dal 1803 si era adattata a produrre esclusivamente con fibre e altre materie prime nazionali. Pare che il prezzo dei prodotti