Rassegna storica del Risorgimento
ECONOMIA ; NAPOLEONE I ; PIEMONTE ; SARDEGNA (REGNO DI)
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1957
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324 Luigi Bui)eretti
industriali in genere Bia rimasto quasi stazionario, ma ciò non può essere considerato un sintomo di felice congiuntura economica specie se raffrontato coU'accreseiuto costo della vita. Non essendo evidentemente bastati i modesti migliora nienti tecnici ad abbassare i costi di produzione, la stabilità dei prezzi dovette gravare sui guadagni delle maestranze se non degl'ini pren di tori.
La progressiva perdita di terreno di Venezia nei confronti di Trieste si ripercuoteva sul commercio di transito del Piemonte all'incrocio delle comunicazioni tra le zone occidentali della Svizzera e l'Adriatico, allo stesso modo che lo scorporo dell'Alto Novarese aveva sottratto al Piemonte il commercio tra cruci paese e il Tirreno. Né il Piemonte sarebbe certo stato favorito dalle nuove comunicazioni trasversali TirrenoAdriatico a sud della linea del Po (la trasversale per eccellenza del Piemonte) e principalmente dalla strada Bocche del Po-Guastalla-Reggio-Lucca-Sarzana-Spezia rimasta incompiuta tra Lucca e la Spezia. Invece l'incorporazione di Parma e della Liguria nell'impero, mentre la litoranea ligure nonostante tutti gli sforzi rimaneva un progetto salvo che nel Nizzardo, convogliando BU Piacenza e di qui verso Alessandria e il Moneenisio il traffico proveniente dal Tirreno, avvantaggiava il Piemonte, e lo compensava del traffico ridotto sulla NizzaCuneoMoneenisio dal momento che, nel commercio internazionale di transito, Nizza era stata accodata a Marsiglia. Nell'insieme il traffico sulle grandi vie di comunicazione del Piemonte, le quali da Napoleone avevano ricevuto un meraviglioso rinnovamento che aveva dato loro finalmente quell'aspetto di strade moderne mantenuto sino all'inizio dell'attuale secolo, si spostò nuovamente verso occidente, come prima del sec. XVIII, e verso sud rimettendo in primo piano l'Asti-Alessandria-Piacenza. Tutto ciò in linea di principio, che, in pratica, il commercio dell'Adriatico e del Tirreno era sempre più bloccato dagli Inglesi. Tuttavia le comunicazioni postali e militari dalla Francia all'Italia passavano attraverso Torino, fossero dirette verso Napoli o verso Milano o verso l'Illirico: Torino era il punto di raccolta e di smistamento delle comunicazioni tra l'Italia e Parigi e il centro di raccolta per l'inoltro diretto verso la Francia, attraverso il Moneenisio, di quanto la Francia orientale importava dall'Italia occidentale attraverso la Milano VercelliTorino, diventata ben più importante che nel secolo precedente, e dai paesi a sud di Piacenza. La mancanza di attendibili rilevazioni statistiche, non ci consente di misurare il volume di tale traffico, certo molto ingente, dal momento che queste vie dovevano essere seguite dalle lane di Puglia, da enormi quantità di cercali (almeno per 20 milioni di lire l'anno), provenienti dall'exducato di Modena, cioè dai dipartimenti del Crostolo e del Panaro (mentre il pane rincarava in Italia insieme all'accrescersi del pauperismo tra le popolazioni urbane per le quali furono organizzate distribuzioni di speciali minestre), dai vini, forse dai formaggi (quantunque la produzione fosse accentrata non a Parma, ma tra Cremona, Lodi e Codogno), dai pollami, dai pesci della Romagna, secondo il Tarle, dalle salciceìe e dalle altre carni suine di Bologna e di Modena, per tacere dei beni sottratti come le opere d'arte, e del denaro ecc., che troppo arduo, se non impossibile, ne sarebbe il computo.
In senso inverso, attraverso quelle vie del Piemonte, affluivano dalla Francia in Italia, vini di qualità (per molti milioni), olio di oliva, e poi tutti quei manufatti (drapperie fini, alcuni tipi di seta, lanerie, cappelli,