Rassegna storica del Risorgimento
ECONOMIA ; NAPOLEONE I ; PIEMONTE ; SARDEGNA (REGNO DI)
anno
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1957
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pagina
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325
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Vr.conomia del Piemonte nel periodo napoleonico 25
merletti, gioielli, serramenti, mercerie eoe.) che tradizionalmente facevano superare per molti milioni di franchi ranno (una ventina nel 1805, ma computando tutte le importazioni dalla Francia nel Regno d'Italia, anche se non attraversavano il Piemonte) le importazioni francesi verso il Regno italico, sempre più forzatamente trilmtario dell'industria francese, colPevidente vantaggio della mano d'opera e dell'imprenditore francese, che riceveva le materie prime dall'Italia e vi collocava, senza concorrenti, i propri manufatti. Sappiamo che nel solo febbraio-marzo 1806 duemila colli di merci francesi provennero a Milano dalla dogana di Vercelli. La quale funzionava a vantaggio della Francia coi metodi briganteschi sottolineati dal Taxle. che rendevano nominale la libera navigazione del Po assicurata formalmente nel 1806, col risultato solito di incoraggiare il contrabbando, che pare fosse particolarmente vivace a Novi Ligure. E noto che i commercianti di Cremona e parte di anelli di Milano, per evitare la dogana francese, specie di Parma, avevano abbandonato il Po e che il traffico tra Bologna e Milano un tempo passante per Parma e Piacenza ora si fosse spostato verso l'est. Il Po fino al Ticino era stato dichiarato di proprietà francese e le isole che vi sorgevano annesse alla Francia, mentre i lombardi sostenevano invano che a valle della Sesia la navigazione doveva essere libera. Non bisogna, d'altra parte, esagerare gl'inconvenienti e i difetti dello scorporo dal Piemonte di terre che gli erano state annesse nella prima metà del sec. XVIII separandole dallo stato di Milano con altri gravi inconvenienti: le frontiere, specie in pianura, comunque si stabiliscano, sono sempre dannose E si pensi quanto più. dannose in una epoca in cui il baratto continuava ad aver larga parte e i trasporti non avevano la celerità di oggi sicché la necessaria complementarità economica delle zone -attigue rischiava d'essere pregiudicata, con assai maggior danno di tutti, da una frontiera. Come nel sec. XVIII erano state accordate agevolazioni alle esportazioni dal Basso Novarese verso Pavia rimasta nello stato di Milano, cosi ora erano state richieste dal consiglio dell'Agogna agevolazioni locali per gli scambi tra Novara, Vigevano, Lomellina da un lato e Monferrato e Vercellese dall'altro, ma inutilmente. Col risultato, anche questa volta, di incrementare il contrabbando che si organizzò al punto da assicurare un indennizzo in caso di confisca da parte della dogana. Per suo mezzo merci inglesi e altri prodotti vietati provenienti dalla Germania e dalla Svizzera filtravano attraverso la Lombardia in Piemonte (o in Liguria) e di qui raggiungevano la Francia; e viceversa, sino all'Inghilterra. Vie più lunghe seguivano le merci che provenivano da Malta. Lo aveva previsto Bonaparte quando, sino dal 1802, s'oppose alla cessazione della barriera doganale tra gli antichi dipartimenti francesi e il Piemonte. Il disagio s'accrebbe nel 1808 esauriti gli stocks di merci inglesi esistenti a Venezia e a Trieste annesse soltanto poco prima della dichiarazione del blocco continentale, mentre l'estensione di esso nel novembre 1806 al regno d'Italia danneggiava i mercanti piemontesi che non potevano più spedirvi colà, per sfuggire la confisca, le merci di origine inglese. La Toscana, poi la Germania, la Spagna, Malta e Odessa diventarono rifugi, ma quanto lontani e quanto difficili da raggiungere ! Il contrabbando ora poteva favorire i paesi lombardi prossimi alla Svizzera, non il Piemonte che non aveva più facili confini diretti colla Svizzera. Dopo i decreti del Trianon le difficoltà si accrebbero specie quando fu proibito anche il cabotaggio, e il sistema delle licenze se awau-