Rassegna storica del Risorgimento

ECONOMIA ; NAPOLEONE I ; PIEMONTE ; SARDEGNA (REGNO DI)
anno <1957>   pagina <326>
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Luigi Bull cretti
taggiò Genova ih confronto a Venezia, non recò particolari vantaggi al Pie* monte. Neppure il fatto che Vercelli fosse una delle due sole dogane auto­rizzate all'introduzione delle merci dalla Francia nei Regno italico contro* bilanciò, pel Piemonte, la generale diminuzione del commercio dovuta a cause altrettante generali; divieti specifici potevano giovare indirettamente al Piemonte, p. es. il divieto di transito attraverso il Regno italico (1810) dei prodotti tessili di Svizzera e di Germania; parimenti l'itinerario obbli­gatorio attraverso Milano-Brescia-Verona-Vicenza-Venezia-il Friuli sino all'Isonzo delle merci francesi dirette nelle provincie illiriche, nella Bosnia e in Turchia. I divieti, poi, o i dazi proibitivi che colpivano le esportazioni dal Regno italico verso paesi che non fossero la Francia, convogliava in gran parte il traffico attraverso il Piemonte. Gli spostamenti delle frontiere e la riduzione dei posti doganali provocarono conseguenze paradossali ohe non potevano non esasperare i commercianti e ridurre il movimento, anche se apparentemente lo aumentavano, ma in giri viziosi, e Io istradavano lungo il Piemonte: p. es., per vendere a Parma, essendo questa terra dell'impero ed essendo l'unica dogana ammessa per le importazioni nell'impero Vercelli, i bolognesi dovevano passare per Mantova, Milano, Vercelli, Alessandria e Piacenza. Lo stesso valeva per Modena e, naturalmente, per tutte le altre località più lontane del Regno italico.
Non si può inoltre sottovalutare il danno che certi provvedimenti arti­ficiosi o dettati esclusivamente dall'interesse francese recarono al Piemonte. Per es., l'avere impedito alle manifatture lombarde l'acquisto di filo di seta e di seta ritorta prodotti dal Piemonte e ora accaparrati dai lionesi, costrinse i lombardi a far di necessità virtù e a migliorare anche in questo campo il proprio setificio acquisendo risultati swahili, che influirono sul miglioramento del setifìcio lombardo e sulle sue esportazioni uel periodo della Restaura­zione. I conciatori piemontesi, già esportatori in Lombardia, non poterono reggervi la concorrenza francese e la loro arte decadde costretto com'era il Piemonte ad inviare in Francia i propri cuoi. Potremmo continuare negli esem­pi, ma il quadro generale non muterebbe. Molti storici studiando il periodo napoleonico si sono lasciati avvincere dall'apparente fervore, di lontana deri­vazione giacobina, ma vuotato dell'originaria eticità, dal tono appassionato e fiducioso e altisonante dei documenti ufficiali, redatti da funzionari anche preparati e d'ingegno ma timorosi di spiacere all'irascibile signore e quindi inclini a sorvolare sul disastroso presente o a rivestirlo cogli allettanti colori di uno sperato futuro, che la fantasia poteva abbellire a piacere, ma esisteva soltanto nella loro mente e sulle loro carte. La propaganda napoleonica ha dunque influenzato i nostri storici del postRisorgimento dopo avere illuso uomini come il Pecchio, cui, forse, il confronto colla Restaurazione poteva far apparire migliore, nel ricordo, il periodo precedente, anche migliore di quel che realmente fosse stato. Un sommo bene aveva perso il Piemonte, l'autonomia di Stato e l'indipendenza politica nazionale, riferendo quest'ul­timo termine alla piccola patria piemontese. Per tanti aspetti la triste situazione economica ne era una conseguenza, almeno nel relativo valore che possiamo accordare ai vocaboli politica, economia e conseguenza, perchè si potrebbe facilmente dimostrare che l'indipendenza politica è pure sommo bene economico.
LUIGI BULFERETO