Rassegna storica del Risorgimento

ECONOMIA ; FINANZA
anno <1957>   pagina <327>
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INTORNO AI LEGAMI DEL CAPITALE PRIVATO CON LO STATO NEI PRIMI DECENNI DELL'UNITÀ ITALIANA
1. Appassionante è per lo storico non meno che per l'economista lo studio delle caratteristiche proprie del capitalismo italiano. Ma se Intorno ai secoli della fioritura comunale e fino alla Controriforma si sono avuti nel passato numerosi lavori, anche perchè le vicende del cosiddetto capitalismo precoce nella nostra penisola furono d'importanza europea, meno grande in­vece, soprattutto quanto a tesi interpretative, è ancor oggi l'indagine sullo sviluppo capitalistico dell'Italia nel secolo XIX, dell'Italia unita. Cosicché non sarà forse inutile richiamare l'attenzione su una delle peculiarità che lo distinguono, e precisamente sullo stretto legame che fin dai primi decenni del Regno unisce i privati capitalisti allo Stato, v
Si può notare per prima cosa come la letteratura economica, che pure ne riconosce l'esistenza, abbia poco esaminato, finora, origini e cause di questo fenomeno. Ma il lamento che continuamente vediamo levarsi nella pubbli­cistica politica e finanziaria postrisorgimentale a proposito di mancanza dei capitali e di aiuto quindi che si rende necessario da parte dello Stato, ci deve stimolare a proseguire la ricerca. Di dove deriva ad esempio questa tendenza nel produttore borghese, già prima dell'unità ma anche dopo, ad aspettare tutto dalla protezione doganale, dal buono o cattivo volere del fisco, dall'in­teressamento governativo ? Si può parlare, sì, di un orientamento proprio dei capitalisti italiani a scegliere in questo senso la via del minimo sforzo : ma bisogna anche tener conto che questo orientamento deve avere una sua ra­gione storica. Si può ricordare la già lunga abitudine contratta al tempo dei regime preunitari assoluti e illuminati, come elemento che favoriva una men-talità di questo genere: ma si deve insistere anche, e per prima cosa, nella ri­cerca delle ragioni di fondo, dipendenti dal modo nel quale l'economia ita­liana si è venuta configurando.
E a questo punto che mi sembra importante xichianiare l'attenzione sul ristretto grado di accumulazione dei capitali che si era raggiunto in Ita­lia ancora alla metà del XIX secolo. In quel momento grandi paesi dell'Eu­ropa occidentale erano già nel pieno trionfo della grande industria, fondata su vaste disponibilità di capitali e di mano d'opera salariata. In Italia invece mancavano ancora i primi e mancava anche quest'ultima, poiché lento si svolgeva ancora nelle campagne il processo di divisione del lavoro e di brac-ciantizzazione. Le note del Treutin l) intorno al ritardo deu'accumolazione capitalistica nella Penisola come causa di molti fenomeni caratteristici del* l'economia postrisorgimentale, mi pare schiudano assai bene la via per una maggiore chiarezza in proposito. Proprio la irrimediabile condizione di infe-
0 Ci riferiamo al DUO corso sui Problemi dell'accunwlasione capitalistica in Italia, te­nuto presso l'Istituto Gramsci nell'anno 1951-55 (spec. dispense VI e VII).