Rassegna storica del Risorgimento
ECONOMIA ; FINANZA
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1957
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pagina
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329
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Intorno ai legami del capitate privato con lo Stato 329
tro ad esso si manifestava generosa e benevola la figura dello Stato, maggiormente il fabbricante e il banchiere imparavano da ciò quanto fosse importante, per avere successo negli all'ari, il sostegno dei governanti.
3. Altrettanto interessante mi sembra, per caratterizzare la fortuna di simili orientamenti, quel che accadeva nel settore del commercio estero. Quanto più. era fatta audace dalla esperienza nel campo dei pubblici servizi e dalla forza della propria rappresentanza politica, quanto più, soprattutto era incalzata dal peso della concorrenza di altri paesi, e tanto più la borghesia industriale e commerciale s'impegnava a fondo sulla questione doganale. Dopo che il ministro Castagnola, nella ardente estate del 1870, ebbe lanciato la famosa inchiesta industriale, pagine su pagine di questionari, rapporti, interrogatori, rivelarono l'orientamento quasi unanime del mondo produttivo e finanziario: ricorrere a drastiche protezioni, sostenere con i dazi e le esenzioni fiscali una economia troppo debole per fare da sé. Il superamento della crisi e degli insufficienti margini di profitto si vedeva interamente negli interventi dello Stato. In pari tempo, alle proteste degli imprenditori facevano eco anche nella Destra, fra le personalità più accreditate, crescenti concessioni al protezionismo.
Sul rapporto tra le immediate necessità di larghi settori della produzione e il più lento, ma ben presto completo, declino delle teorie liberiste in Italia, molto ancora si dovrà vedere. Furono, come vuole qualcuno, soprattutto le tendenze che nei maggiori paesi andavano in quel tempo prendendo piede, a far cadere dopo cosi breve tempo l'intransigente liberoscambismo della classe di governo italiana ? O piuttosto, essendo il mondo della produzione fin dai primi tempi dell'unità particolarmente ansioso di protezioni e di aiuto, si può ritenere che i sostenitori del moderatismo avessero scarse radici, nella realtà economica italiana, specialmente fuori della cerchia piemontese ? Anche in questo senso forse gli studi sulla rivoluzione parlamentare del 1876 ed i suoi precedenti ci potranno ancora dire molto. Poiché è certo che la Sinistra venne ad esprimere in forma politica, tra l'altro, proprio questo stato d'animo di capitalisti, particolarmente numerosi nel Meridione e in Toscana, stanchi delle limitazioni causate dalla politica della lesina e desiderosi di un indirizzo finanziario più audace, di una legislazione doganale più vantaggiosa.
4. La fine del libero scambio era forse necessaria nei confronti della concorrenza d'altri paesi, quando non si volesse restare per sempre in condizioni arretrate e quasi coloniali. Ma essa significava anche il prevalere, mai cessato dopo di allora, di tendenze parassitarie e protezionistiche nel capitalismo italiano, che condannavano questo ad uno sviluppo malsano, tutto condizionato agli apporti dell'apparato statale. L'età della Sinistra impresse definitivamente tale impronta sul capitalismo dell'Italia unita. Tutto ciò che si ebbe di progresso nell'economia, dalle imprese industriali alle banche, ne rimase profondamente contrassegnato. Basta soffermarsi un poco sul campo delle commesse militari o delle ferrovie, dell'edilizia o della politica doganale, per rendersene conto con chiarezza.
Per le ferrovie cominciava col 1876 un nuovo periodo di dissesti nel funzionamento e di incertezze nella organizzazione, ma in pari tempo di sire-