Rassegna storica del Risorgimento

1848-1849 ; BRASILE ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; ECONOMIA ; ST
anno <1957>   pagina <339>
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Il commercio del regno delle Due Sicilie 339
con sale ed agli. Anche per queste fu interessato il Governo brasiliano e si ottennero le stesse misure che per la Luigia Carolina', in pratica fu ammai­nata la bandiera rivoluzionaria intrusa la definisce il Mcrolla e ai restò in attesa degli eventi. Infine il 12 maggio 1849 si comunicava a Napoli che tutte le imbarcazioni erano ripartite con la bandiera reale e munite di nuovi documenti.
L'episodio in sé ha poco rilievo, ma vale la pena ricordarlo perchè mostra quanto povere fossero talvolta le derrate che venivano esportate dal regno delle Due Sicilie. Indirettamente, poi, si ricava un altro elemento importante e cioè le modeste condizioni economiche del paese, per cui ai affrontava una navigazione lunga, difficile e complicata da difficoltà d'indole politica, per com­merciare, pur ricavando un margine minimo di guadagni a causa dello scargo valore delle merci esportate. Verrebbero così anche chiarite le affermazioni ottimistiche del Martuscclli e del Meroìla circa l'attivo della bilancia commer­ciale napoletana con quei paesi. Vi era una partita attiva Bolo perchè le espor­tazioni nel Regno erano inferiori alle importazioni, ma la qualità delie mer­ci esportate, cui si univano partite di agrumi e vino, carichi facilmente deperibili, non erano le più atte a far aumentare il volume degli scambi a pro­fitto dei commercianti del regno delle Due Sicilie. D'altra parte i già scarsi rapporti tendevano a contrarai sempre più ed invano il Governo chiedeva con quali mezzi avrebbe potuto incrementarli, o stipulava trattati di com­mercio. I progressi tecnici ebe si notano durante il regno di Ferdinando II giungono molto raramente ad una fase di produzione economicamente con­veniente. Tanto meno, quindi, si poteva gareggiare con altri paesi industrial­mente molto progrediti. Restava la produzione agricola del Regno che era effettivamente suscettibile di una proficua esportazione, ma forte era la con­correnza anche in questo campo. Alcuni paesi che prima importavano der­rate napoletane non solo riescono a sopperire al fabbisogno interno, ma pas­sano proprio in questo periodo ad esportare largamente, come avviene ad Algeri.1) Ivi, mentre ancora si trascinava una controversia circa l'applica­zione degli ultimi accordi tra regno delle Due Sicilie e Francia, il 20 aprile 1852, il console Ippolito Garron comunicava ebe per la prima volta si era in stato di esportare, dopo aver soddisfatto a tutt'i bisogni interni, vistose quantità di grani ; per gli anni prossimi si prevedeva aumento conside­revole di produzione e forse ribassi ne' prezzi , mentre le discussioni sulla interpretazione degli accordi non permettevano al commercio de' Reali domini versare qui come prima soleva, una parte dell'eccesso delle loro produzioni. Ma anche le esportazioni dal Brasile verso Napoli erano in notevole diminuzione. Mentre fino al 1846 si avevano circa 2500 tonnel­late all'anno di cuoi, caffè e zucchero, da un paio d'anni e cioè dal 1846 si erano ridotte ad un quinto e l'esiguo traffico continuava ancora a dimi­nuire. Era necessario perchè la marineria napoletana avesse potuto libe­ramente frequentare i porti dell'America meridionale riconoscere i nuovi Stati che erano sorti dalla dissoluzione dell'impero coloniale spagnolo e cioè Repubblica Argentina, Uruguay, Bolivia, Girile, Perù, Equador, Nuova Granada, Venezuela e le repubbliche dell'America centrale, nominandovi
1) ARCHIVIO DI STATO ni NAPOLI. Ministero di Agricoltura, Industria o Commercio, fascio 512..