Rassegna storica del Risorgimento
ECONOMIA ; TERAMO
anno
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1957
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pagina
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341
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SAGGIO SULLO STATO ECONOMICO DELLA PROVINCIA DI TERAMO
Da uno studio da me iniziato lio potato rilevare nella storia economica della provincia tre periodi, che per ora non posso nettamente delimitare nel tempo, ma che approssimativamente dovrebbero essere: I periodo (dalla seconda metà del '700 fino al 1820) presenta una forte depressione economica; agricoltura primordiale, commercio molto limitato, artigianato casalingo, e, fatto di notevole importanza, inizio di attività industriale. II periodo (dal 1820-25 al 1850: sviluppo dell'agricoltura, attività commerciali ed industriali in piena ascesa; aumento della popolazione. Ili periodo (dal 1850 al 1900): ad un periodo di arresto succede una graduale discesa. Soffermandoci brevemente notiamone i punti principali. Nell'interno della provincia le campagne sono spopolate e pochissimo coltivate, nessuna strada che meriti questo nome e la zona costiera vien detta dal Delfico l'infelice litorale di questa piccola provincia . *) Dal Tronto al Pescara essa è per la maggior parte acquitrinosa ove può essere coltivato soltanto il riso. Le vallate dei numerosi fiumi si trovavano quasi nelle stesse condizioni. Nel periodo francese si notano dei sintomi di risveglio: vi è una diffusa attività tessile, però a carattere familiare. Si diffonde la coltivazione del lino e si tenta quella del cotone. L'unico lanificio della provincia, quello di Isola del Gran Sasso, cessa di funzionare proprio in questo periodo e perciò la lana grezza viene esportata nel vicino Regno italico dove pure si esporta tutta la produzione di bozzoli. In conclusione si può dire che la provincia è quasi integralmente dipendente dall'economia marchigiana, dalla quale, nelle fiere di Ancona, Fano e Senigaglia, importa molti generi necessari al pur modesto tenore di vita della popolazione. Oltre alla canapa e al lino, s'importano, legalmente o per contrabbando, tessuti, legnami dell'Istria, ferro grezzo e lavorato (se ne importa anche da Venezia, Trieste e Brescia) rame, attrezzi agricoli, vetro e carta. 2) Le due concerie di Teramo e di Penne, oltre a lavorare il prodotto locale ne importano altro, e tuttavia la produzione non è sufficiente al consumo interno. Gli ostacoli che si frappongono ad uno sviluppo agricolo in questo primo periodo sono da ricercarsi nella mancanza dei grandi capi
li M. DELFICO, Memoria sulla coltivazione del riso nella Provincia di Teramo, Napoli, 1783, Tip. G. M. Porcelli, ristampato in Opero complete di M. D., 4 voli, a cara di G. PASTELLA e L. SAVOBINJ., Teramo, Tip. dell' Italia Centrale , 1935, p. 188.
2) B. QDABTAI'KLLE, I principi della vegetazione* 2 voli., Teramo, Tip. Carlncci-Poli-dori, 1801, voi. II, p. 41 e g.; G. M. GALANTI, Nuova descrizione storico-geografica delle Sicilie, 3 voli., Napoli, 1787, voi. I, p. 237; R. QUABTAFELLE, Discorso d'apertura, in Atti della Società economica, p. 9 Firenze, Tip. Cellini, 1863; P. PALMA, Osservazioni sulla prosperità della Provincia del I Abruzzo Ultra, Teramo, Tip. Angeletti, 1837, p. 23; GINO ALBI, L'A-bruzzo Marittimo, Casalbordino, Tip. De Arcangeiis, 1915, p. 42; M. SCHIFA, Il Regno di Napoli al tempo di Carlo di Borbone, tt ed., Milano, Albrighi e Segati, 1923; L, BIANCHINI, Storia delle Finanze del Regno di Napoli, Palermo, 1839.