Rassegna storica del Risorgimento
ECONOMIA ; VENETO ; SCERIMAN FORTUNATO
anno
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1957
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pagina
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Giorgio E. Ferrari
più bisognose d'essere tratte dall'abbandono e agitate nell'opinione pubblica), gli sembrano meritevoli della massima applicazione, a prescindere dai congiunti interessi economici ed intenti sociali. *) Quello che soprattutto importa, nella posizione mentale dello Sceriman a questo proposito* è lo sguardo ch'egli getta alla necessaria successione dal primato del commercio a quello dell'agricoltura nel fatale svolgimento dell'economia veneziana. Nell'esordio all'opuscolo sulla Ristaurazìone economica delle provincie venete, v'è addirittura un tentativo (a lui abbastanza inconsueto per il contemporaneo difetto di spirito filosofico e di senso storico), di dare una formulazione scientifica, o quasi dottrinaria all'ineluttabilità del trapasso; là dove profila il movimento ascensivo nella veneta agricoltura , contemplando esigenze e cagioni del suo progredire come in ragione inversa della decadenza del veneziano commercio (p. 9).
Cosicché il sociologo e l'amico della classe contadina ci si presenta con le spalle assai rafforzate da talune sue autorevoli consapevolezze d'economia agricola. Certo la deplorazione per le condizioni dei contadini,*) e lo sdegno per le paghe che si danno al villico operajo , animano l'agronomo con la loro umana presenza, anche quand'egli si accinga a discorrere di colture e di questioni agricole in un senso che noi diremmo tecnico e produttivistico , da esperto in agraria. 3) Ne conseguono delle proposte ambivalenti: l'incremento dell'economia agricola e il miglior essere dei lavoratori rurali sono ciascuno causa ed effetto dell'altro. Da ciò discende tutto quanto si svolga in tale materia nelle pagine del nostro commissario distrettuale; le esenzioni dalle imposte ch'egli propone, i premi appropriati e le Banche di credito pegli agricoltori e le associazioni agrarie e le scuole d'istruzione agraria , "*) e simili: tutte cose apertamente ammonisce egli stesso che non tanto trovarono fino al presente un ostacolo nelle titubanze e nelle lungherie governative, quanto nell'ignavia e nell'apatia, non-
1) Cfr. anzitutto il Capo Y dei cit. Difetti (a pp. 29-31). dove l'agricoltura è dichiarata bisognosa dì potentissima protezione ; tanto più trovandosi allora a miseramente deserta dalla guerra che infierisce sui nostri campi . Ma anche a normalità restaurata, dopo il ritorno dell'Austria, ed' tre altre puntate d'articoli sui Bisogni deWAgricokura (non mai ristampati), inseriti nell'annata V (1852), nn. 67, 71 e 73 (pp. 199, 211 e 217-218) del fedele Avvisatore Mercantile. E nella Ristaurazìone economica del 1856, gli artt. 25-30 (pp. 24-25).
2) Cfr. specialm. nell'art. 14 della raccolta di Articoli (<c... sulla misura delle mercedi giornaliere ... de' campagnuoli ). già apparso sul Vaglio, a. XIV* n. 31 (3 agosto 1850), pp. 243-244.
3) Si veda, per un esempio, in qual modo egli scriva a proposito del Pensionalico (ch'ò uno dei chiodi su coi ribotte con più convinta insistenza); v'è sempre il riguardo al sudore ed al pane del contadino, ovunque egli combatta quell'infausto diritto di pascolo su terreni coltivabili, quale piaga fissa e cronica dell'agricoltura (Difetti, p. 29). E per un documento del suo interesse anche su questioni molto specifiche attinenti alle coltivazioni nelle campagne venete, si noti il suo articolo Sul frumento detto di San?Elvna o frumento gigante ; nuli1Avvisatore Mercantila del 17 nov. 1849 (a. II, n. 46, p. 181).
*) Per questo punto dell'istruzione professionale dei contadini, e a favore di scuole d'istruzione, e pratica agraria, giova il richiamo alla memoria dello Sceriman sulla Pubblica istruzione elementare, indirizzata al Governo Repubblicano (e perciò in sostanza al Ministero del Tommaseo) in data 21 aprile 1848 [ riproti. in Difetti, Allcg. C, pp. 90-95]; e soprattutto a quel brano del manoscritto del 1849 SulPeducauione della gente di campagna che si legge riprodotto al n. 6 degli Articoli (pp. 25-26). Vi si auspicava la creazione di una qualche scuola pratica in taluna di quelle ampie tenute, non mancanti dì fabbriche e di capaci stalle, che lo Stato possedeva ... .