Rassegna storica del Risorgimento

ECONOMIA ; VENETO ; SCERIMAN FORTUNATO
anno <1957>   pagina <368>
immagine non disponibile

368 Giorgio E. Ferrari
zialc interesse, né accademico uè cittadino, sull'opera sua. Quando poi, nell'an­no 1866, il suo nome viene meno dall'elenco dei soci dell'Ateneo (finalmente italiano), manca, ivi o altrove, alcun'adeguata eco necrologica che ne saluti il passaggio e ne sappia almeno ricordare l'assiduità per il pubblico bene. L'anno prima vi s'era letto l'ultimo lavoro del nostro autore, dedicato alla Formazione della statistica di un territorio. Tra quella scrittura e l'avvento del territorio di Venezia all'Italia egli era scomparso in silenzio. Non eran passati vent'anni dal discorso del Tommaseo sulla Censura in quella medesi­ma aula dell'Ateneo; ed era stato destino di Fortunato Sceriman di rimanere, in tutte le sue visioni civili e in tutti i suoi voti sociali, sempre al di qua delle soglie d'Italia.
7* Glie si dirà, per concludere, del complesso di scritture ch'egli ha lasciato, cosi ben definite e costanti nei loro stessi limiti: quale che sia il loro intrinseco valore e livello ? Che cosa possono esse esprimere, quale volgere di animi e menti rappresentarci, in quella fatidica parabola del secolo XIX nella regione veneta ? A stento partecipi della viva corrente dello spirito pub­blico, e pur cosi vivamente solleciti di problemi degni del migliore progresso, hanno forse gli scritti del commissario distrettuale Fortunato Sceriman la facoltà di additarci qualche segnale di cammino nell'itinerario dei tempi nuovi?
Della loro singolare negatività politica abbiamo già detto, ma bisognerà ribadirlo, con più compiuto giudizio, volgendoci a conclusione. La semplice lettura della memoria sui Difetti del Reggime austriaco, nella successione dei 17 suoi capi, già induce ad un chiaro concetto circa il suo generale carattere. Il nutrito mazzo degl' inconvenienti contestati dallo Sceriman al regime dell'Austria, e dei rimedi da lui corrispondentemente patrocinati, non si ad­dentra neppure a sfiorare l'intrinseca causa politica del sistema. I tre punti capitali, pur rimproverati con schietta vivacità a quel governo, non sono a ben guardare di regime , ma poco più che di costume o stile, se nou addirittura di prassi amministrativa.1) Cosicché, quand'anche l'oggetto di considerazione sia espressamente politico come soprattutto nel primo capitolo della memoria medesima 2) la mente che vi riflette e la penua
1) Si riassumono nel capo conclusivo dei Difetti (Capo XVII, a pp. 7780) come le tormentatrici tre piaghe profonde di quel regime: e sono la diffidenza , la rigorosa e pedantesca tutela , e la moltiplicazione dei lavori dei pubblici uffici , sacrificando alla bu­rocrazia esteriore i e più sostanziali bisogni delle popolazioni . E insomma la macchina dello Stato (e queliti sua tale e tanta lentezza ) ciò che non può non destare i sarcasmi e l'im­pazienza nei più fidi servi del Governo medesimo (p. 78).
*) Costituzione politica ... , Capo I dei Difetti (a pp. 7-11). dove le mosso son prese (come già usava nell'ora dell'agitazione legale) dalle leggi organiche del 7 e 24 aprile 1815. Ma, nell'accezione del nostro Sceriman, costituzione politica fa lutt'uno con metodologia del­la pubblica amministrazione (... modo di trattare gli affari ed altri oggetti generali ); e le sei massime ch'egli ritiene essenzialissimo di adottare nei principi e nell'andamento dei pub­blici affari, in opposizione a* contrari metodi austriaci (p. 9), fanno solo ridere. Trattasi di cose minimisBime e di meschino interesse, che appartengono piuttosto alle faccende del pub­blico impiego. Ma per lui non basta di consolidare con opportune leggi di pratico sviluppo il principio politico ; la pubblica felicità non sembra per lui consistere in un proprio gover­no di patria, conforme al proprio genio e ideali d'una nazione, bensì nella più lodevole tra le burocrazie; bisogna comporre la parte ordinativa del modo di governare 1 (efit. la parte conclusiva dei Difetti; a p. 79).