Rassegna storica del Risorgimento

ECONOMIA ; VENETO ; SCERIMAN FORTUNATO
anno <1957>   pagina <369>
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Spunti di riforma economico-sociale 369
che ne discorre esprimono una natura così burocratica, che anche allora non sembra trattarsi d'altro se non d'innocue proposte di riforma e tecnica am­ministrativa, prive d'ogni pericolo e vigore rispetto allo spirito di governo. E come se un addetto di provata esperienza consigliasse ad un suo dirigente delle affinate procedure per migliorare i servizi.
Ma per quanto concerne l'aspetto economico-sociale, già rimane ab­bozzata da ciò che precede qualche prima considerazione intorno alla natura delle relative riforme patrocinate nell'opera dello Sceriman. Ed esse appaiono indicative non solo dei limiti d'tm'operosa figura destinata all'oblio, ma al­tresì della crescente sensibilità del ceto veneto conservatore verso taluni già incontenibili stimoli del rinnovamento economico e sociale nelle Venezie. Lo Sceriman sembra bene incarnare tale faticoso evolversi delle idee, dai mar­gini della Rivoluzione (alla quale non ha saputo appartenere) alla depressa sfera restauratrice della terza dominazione austriaca (dalla quale ha saputo elevarsi). Fuggite le esorbitanze dei riesumatori postumi, le neglette pagine dello Sceriman sembrano ben proponibili, nel senso documentario anzidetto, all'attenzione degli studiosi. Anzi, quanto più un veicolo sia politicamente opaco e conservativo, intellettualmente circoscritto, inetto ad assurgere a qualche rilievo oltre l'ambito della provincia, tanto più una così dominante ed insistente presenza in esso d'un motivo d' apertura può valere di sin­tomo.
I/ apertura qui concerne in modo schietto la questione sociale: non già, naturalmente, concepita e abbracciata con coscienza di totalità nell'or­dine storico, ma in concreti singoli aspetti, ossia con visione piuttosto rea­listica ed economistica che retorica ed umanitaria. Dicendosi del necessario progresso delle classi popolari, non si ciancia più solo di loro redenzione mo­rale ed intellettuale, all'ombra di tutte le servili discipline ed obbedienze al padronato; si fanno autentiche proposte di loro affrancamento economico, innalzando a libera dignità l'opera dell'artigiano e del contadino. E soprat­tutto si vanno costruendo modi e additando vie, non solo per lenirne gli af­fanni, per educarne le viziose rozzezze e per elevarne le condizioni; ma altresì per sospingerli ad associarsi, in solidarietà di lavoro, contro chi lucra sui loro
sudori.
Si tratterà magari, sovente, di spunti sociali appena sporadici e molto modesti; forse della natura di quelli che il Falco rinveniva e additava nel suo Quarantotto piemontese.*) E pur quelli ci appariscono tanto meno pro­ducenti, benché non provengano da un burocrate poco meno che reazionario, ma da petti di patrioti ! Altri vedrebbe gli spunti economico-sociali del nostro Sceriman riducibili a quella sfera d' istruzione popolare e professio­nale , o a quell'aspetto pratico e utilitario della cultura veneta restau­rata che il Brognoligo ha così ben profilato. *) Ma noi abbiamo ben veduto che ciò non basta, e non spiega. Ve, tanto più oltre, il sintomo storico che si diceva. Esso, così recato dall'aristocratico commissario distrettuale dell'Austria, giù dal mercantile e Beneficente sangue degli avi armeno-
1) Cfr. 6. FAICO, Spunti sociali nel Quarantotto piemontese, ìa Studi in onore di C Lus­sano, voi. Ili, Milano, 1950, pp. 57-65.
2) Q. BHOCNOUCO, La Coltura veneta clfc'j cfr. speditilo. le pp. 102106 nel voi. XIX (1921) della Critico.