Rassegna storica del Risorgimento

1860-1892 ; ECONOMIA
anno <1957>   pagina <394>
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Luigi [zzo
ad ammettere, dì norma, il diritto del 15 sul valore, ridotto, dal 1 ottobre 1864, al 10 . Maggiore pressione esercitarono i delegati francesi per ottenere riduzioni di dazi sui tessuti di seta; e, in gran parte, ci riuscirono; tuttavia quelle risultarono più miti clic non per altri paesi. In­fatti, dalle 10 lire di dazio della tariffa generale italiana sui tessuti di seta, si passò a 9 lire, e si conservò il dazio di 8 lire sulla filosella; con la condi­zione che l'uno e l'altro dazio fossero ridotti, a partire dal 1864, a 6 lire e, dal 1868, a 3 lire. Per i tesanti misti, si convenne che il tessuto avrebbe pagato il dazio della materia dominante qualora la seta non superasse il 12 ; avrebbe pagato 3 lire, fino al 50 di seta; il dazio comune ai tessuti di seta, se oltrepassava tale percentuale. A proposito del dazio sulla seta, il Pasolini espresse il convincimento che l'industria italiana, rifornita da un eccellente mercato/interno di materia prima e con la mano d'opera più a buon mercato, avrebbe retto il confronto con quella francese; altrimenti i fabbri­canti i quali sostenevano di non poter continuare la loro industria avreb­bero confessato che la tessitura della seta non [poteva] vivere in Italia . In tale caso, non sarebbe stato un gran male che l'attività dei nostri operai e dei nostri capitali si rivolgesse altrove . Su istanza dei due delegati italiani, si ebbe qualche riduzione sulle pelli, sulle porcellane, sui vetri, ecc. Inoltre, per quanto riguardava i fili e i tessuti di cotone e le macchine, essi chiesero ed ottennero che, con apposite note, fosse riservato al governo italiano di ri­formare od accrescere, entro determinati limiti, i dazi sui cotoni filati e tes­suti, e di distinguere le varie macchine, comprese sotto un'indicazione gene­rica, e di assoggettarle a dazi diversi, purché non più alti di quelli della tariffa francese.
Alla Camera italiana la discussione sul trattato si iniziò il 17 novembre 1863, conia relazione dcll'on. Giorgini. Questi, come d'altronde la stragrande maggioranza dei deputati che intervennero, successivamente, nel dibattito, plaudì alle concessioni ottenute, specialmente in materia di derrate agri­cole, che, senza alcun dubbio, avrebbero compensato i danni recati all'in­dustria del Mezzogiorno d'Italia; espresse le sue perplessità sul trattamento fatto alle industrie della seta e del cotone, che, secondo l'oratore, difficilmente avrebbero potuto sostenere la concorrenza francese. Sola speranza era rappre­sentata dal fatto che si era mantenuto, nella riduzione dei dazi, una certa gra­dualità, nel tempo.1) Al Senato, nella discussione che ebbe luogo il 15 dicembre 1863, il relatore Ridolfi, in particolare, espresse le stesse perplessità per quanto riguardava l'industria della seta.z) In Francia, la Camera approvò il trattato senza grandi discussioni. Ormai da tre o quattro anni si procedeva all'esame di progetti anche più arditi di questo : la voce dei protezionisti si era fatta sempre più debole negli ultimi tempi. Inoltre, il governo legiferava mediante decreti; era quindi difficilissimo rifiutarne la ratifica, quando essi erano presentati in Parlamento. 3) Cosi, per la fine del '63, il trattato tra la Francia e P Italia, della durata di dodici anni, fu
L) jtui del Parlamento italiano, sessione 1B63-64, documenti, voi. I, p. 449 e sgg.
2) Ibidem, p. 462 e sgg.
3) E. IiEVASSEDB, JJistoire du. comMerce de la Franco, Paris, 1912, parte II, p. 300.