Rassegna storica del Risorgimento
1860-1892 ; ECONOMIA
anno
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1957
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pagina
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395
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Vicende della politica commerciale italo-francese dal 1860 al 1892 395
ratificato dai rispettivi Parlamenti e, subito dopo, entrò in vigore. Esso rappresentò per l'Italia, secondo l'espressione del ministro Manna, l'estremo limite dei trattati liberali , e divenne, per essa, il fulcro della vita economica, servendo di punto di partenza per una serie di convenzioni similari concluse negli anni successivi con gli altri Stati.
Questo trattato recò all'Italia uno squilibrio formidabile nella sua economia. Da un lato, l'agricoltura ne risultò grandemente avvantaggiata e, in modo particolare, crucila meridionale, che vide crollare tutti gli ostacoli che le avevano frapposto i precedenti governi borbonici, che per sovvenire le finanze dello Stato non avevano mai esitato a colpire i prodotti della terra, con pesanti dazi di uscita. È immaginabile, quindi, l'entusiasmo col quale i contadini meridionali accolsero quelle misure del trattato che riguardavano proprio i prodotti agricoli e che, ormai liberi, potevano riversarsi sul mercato francese battendo, senza alcun confronto, i tradizionali rifornitori, compresi quelli locali. Qualche esempio, solamente, servirà a dare un'idea della portata del provvedimento. L'olio d'oliva da 363 mila q.li esportati in Francia, nel 1863, passò, nel 1865, a 657 mila q.li; raggiunse i 776 mila qji nel 1869, e, infine, toccò la cifra eccezionale di 841 mila q.li, nel 1871. L'esportazione di vini e di agrumi non aumentò, negli anni successivi al trattato, con lo stesso ritmo, ma già furono evidenti i segni sicuri di un progresso ancora più. notevole di quello dell'olio. *)
Ben diverso il quadro dell'industria; di quella che ancora rimaneva in piedi. Secondo gl'intendimenti dei governanti italiani, la nuova politica doganale avrebbe dovuto rappresentare un salutare crivello; ma le sue maglie si erano fatte troppo allargare dai negoziatori francesi. Anche qui qualche cifra renderà l'idea del disastro. Le esportazioni dei tessuti di seta, dei quali l'Italia menava gran vanto, per le finissime qualità, raggiunte attraverso secoli di paziente applicazione dei tessitori a mano, erano colpite gravissimamente, mentre i mercati italiani venivano, inesorabilmente, invasi dai tessuti serici francesi, fabbricati a macchina e venduti a prezzo molto più basso, il che li rendeva accessibili a larghi strati della popolazione Fu così che l'industria francese si trovò, praticamente, senza rivali in tutta la penisola, e dovrà passare del tempo, prima che in Italia s'iniziasse una radicale trasformazione industriale. Si calcola che, dal 1862 al 1865, le esportazioni di tessuti di seta dall'Italia si dimezzarono. Danni ancora più gravi subì l'industria dei tessuti di lana, che, però, aveva minore importanza di quella della seta. Comunque, si può senza alcun dubbio affermare che il danno enorme subito dall'industria superò di gran lunga i vantaggi che ne derivarono all'agricoltura. Testimonianza di questa afFerma-zione può essere tratta dal movimento commerciale tra la Francia e l'Italia, che registrò, all'importazione in Italia, 233 milioni nel 1862 e 346 nel 1865, e, alla importazione in Francia, 189 milioni nel 1862 e 188 milioni nel 1865.
La riscossa protezionistica nel decennio 1868-1877. Intanto al Parlamento francese si manifestavano, nel 1868, i primi sintomi della riscossa protezionistica; e la prima, efficace arma fu il diritto d'interpellanza che
l) Aiti Parlamentari, gestione 1876-77, XIJI Legislatura, p. 1-215