Rassegna storica del Risorgimento

1860-1892 ; ECONOMIA
anno <1957>   pagina <396>
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Lidgi Izzo
era stato concesso appena da qualche anno. Eu proprio una interpellanza che provocò una vivissima battaglia oratoria sulle conseguenze del re­gime economico della Francia . Si voleva prevenire, soprattutto, il rinnovo del trattato di commercio con l'Inghilterra, ma erano evidenti le intenzioni di ottenere una riforma della tariffa doganale. Thiers, capo dell'opposizione protezionistica, Pouyer-Quertier e Lespérut, grandi industriali protezio­nisti, furono gli animatori instancabili della lotta. Tuttavia la maggioranza dell'Assemblea continuava ad appoggiare il governo* sicura com'era che i mali che travagliavano il paese non derivassero dal regime dei trattati e del libero scambio, bensì fossero conseguenza di una erisi generale che colpiva, contemporaneamente, Europa ed America.
Ma la. corrente protezionistica si rafforzava continuamente, anche per l'indebolirsi dell'autorità dell'Imperatore. Il protezionismo è sempre autorevolmente rappresentato in tutte le riunioni pubbliche e private e non si fa passare occasione per rivolgere critiche al sistema vigente. Nel 1868 l'agitazione protezionistica è molto viva, particolarmente ad Amiens, Lilla e Roubabc. Due anni dopo, nel 1870, la battaglia riprendeva, instancabile, alla Camera e, durante il suo corso, il governo diede chiari se­gni di capitolazione: il ministero non aveva più una fede assoluta nella li­bertà commerciale. Il nuovo ministro del commercio, Louvet, si qualificava né protezionista, né libero scambista . Egli consentì ad aprire due inchieste, di cui una avrebbe dovuto accertare le condizioni dell'industria francese, l'altra quella della marina mercantile. Il lavoro delle due Commissioni, però fu interrotto dalla guerra. *)
Anche in Italia i protezionisti facevano sentire sempre più forte la loro voce, e il governo non poteva non tener conto dei reclami che gli perve­nivano, da tante parti, contro i trattati di commercio e il regime doganale conseguente. Molti industriali erano allo stremo delle forze; non regge­vano più sotto il peso della concorrenza, che soffocava, senza tregua, le industrie. Sicché una riforma della tariffa, insieme ad un mutamento di rotta della politica doganale fino allora seguita, s'imponeva, anche per le imminenti scadenze dei trattati di commercio. Gl'industriali salutarono, con evidente soddisfazione, l'annuncio fatto dall'on. Minghetti, nel 1869, circa la costituzione di una Commissione d'inchiesta per lo studio delle reali con­dizioni dell'industria italiana, in vista di una riforma della tariffa doganale. H decreto che diede ufficialmente inizio ai lavori della Commissione venne qualche anno dopo, il 29 maggio 1870, proposto dall'on. Castagnola.
intanto, dopo la caduta di Napoleone III, al governo andavano proprio i veterani delle lotte protezionistiche: Thiers, capo del potere esecutivo, che, a reggere il ministero delle finanze, chiamò un suo antico compagno di lotta politica. Pouyer-Quertier. Anche per ragioni di bilancio, il Thiers cercò di sot­trarre il suo governo agli obblighi dei trattati di commercio. La legge del-P8 luglio 1871 aumentò di 3/10 il dazio sugli zuccheri, e portò a 150 fran­chi per q.le quello sul caffè; accrebbe notevolmente i dazi sul tè, cacao, vini e spiriti.2) Il governo presentava al Parlamento altri numerosi disegni
1) E. LEVASSEUB, Histoira du commerco de la J?rancat cit.t p, 309.
2) Ibidem, p. 561 e sgg.