Rassegna storica del Risorgimento
1860-1892 ; ECONOMIA
anno
<
1957
>
pagina
<
399
>
Vicende della politica commerciale Udo-francese dal 1860 al 1892 399
lire 0,50 per kg. I dazi di 7,4 e 5 lire sui tessuti di seta furono consentiti, dai negoziatori italiani, solo a condizione che fossero mantenute le agevolazioni accordate, nel 1864, alle barche coralline italiane. Per l'importazione in Francia, i delegati italiani ottennero ohe sarebbero continuate ad entrare in esenzione, in quel paese, le Bete greggie, tinte o torte, e i tessuti. Infine, si mantennero gli stessi dazi sui cascami pettinati e filati e si concesse, all'Italia, una fortissima riduzione dei dazi sulla bourrcttc, avanzo più scadente. Per la carta, si mantennero quasi gli stessi dazi vigenti, e per le macchine, i minerali e i metalli si trattò di un processo di riclassificazione rispetto al trattato del 1863.
L'11 marzo 1878, pochi giorni dopo che il Depretis aveva presentato la sua relazione sul trattato franco-italiano, il ministro Magliani esponeva, alla Camera, il progetto di legge per la revisione della tariffa doganale. Questa revisione era stata il frutto di lunghi studi che la Commissione d'inchiesta sull'industria, presieduta prima dall'on. Seialoja e poi dall'on. Luzzatti, aveva compiuto con la collaborazione degli enti interessati e degl'industriali. Essa si proponeva: 1) correggere Tenore, per cui parecchie materie prime erano soggette a dazi superiori a quelli sui prodotti che da esse derivavano; 2) modificare la classificazione di alcune merci e i loro dazi, in maniera da non deprimere la fabbricazione dei prodotti più pregiati; 3) adattare le disposizioni della tariffa alle vere condizioni tecniche dell'industria; 4) sostituire i dazi specifici a quelli ad valorem.*) Il relatore mise in evidenza la importanza di alcuni dazi su prodotti italiani di notevole commercio. Cosi, per il vino in fusti, si era fissato un diritto di 15 lire l'ettolitro; per l'olio 6 lire. Accogliendo i desideri degl'industriali si erano proposti, per i filati semplici di lino e di canapa, dazi variabili da 11 a 60 lire per q.le, mentre per i tessuti un dazio da lire 20 a 110 per q.le; per i filati di cotone, un dazio da 20 a 60 lire, mentre per i tessuti da lire 57 a 300 il q.le; per i filati di lana semplici, 50 lire, mentre i tessuti avrebbero pagato da lire 165 a 400 il q.le. I dazi sulla seta erano stati fissati in maniera mite, fatta eccezione per la esportazione della seta tratta, che pagava lire 38,50 il q.le; si riconobbe l'opportunità che i dazi sui filati e sui tessuti fossero aumentati dal 10 al 20 , eccezion fatta per alcuni filati che risultavano materia prima per certe industrie. Tra i dazi di esportazione, si era proposto di sopprimere quelli che intralciavano la produzione, o che davano scarse entrate alla finanza pubblica. Inoltre era stato deciso di sopprìmere il decimo di guerra, il diritto di spedizione del 5 sui dazi doganali e il dazio di statistica.
La discussione sul trattato di commercio italo-francese si iniziò alla Camera italiana, il 26 marzo 1878. Gli oppositori lamentarono che la Francia avesse imposto .elevati dazi sul vino, l'olio, il bestiame, ecc. mentre l'Italia aveva fatto molte concessioni riguardo alla lana, alle stoffe miste e ai tessuti di cotone. L'on. Depretis e il relatore Luzzatti sostennero ancora ima volta che, pur tenendo conto di qualche punto debole, il trattato rappresentava il meglio che si potesse ottenere* E. alla fine, fu 'approvato, il 3 aprile 1878, con soli 20 voti contrari, cioè con una opposizione che equivaleva
1) Ani parlamentari, sessione 1878, XIII legislatura Camera dei Deputali, p. I-Si.