Rassegna storica del Risorgimento
1860-1892 ; ECONOMIA
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1957
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401
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Vicende della politica commerciale italo-francese dal 1860 al 1892 401
la tariffa generale. L'applicazione della tariffa generalo alla Francia, egli disse, non è una rappresaglia, è una necessita che lo stesso governo francese ha riconosciuta, perchè quel ministro di agricoltura e commercio che ha parlato vigorosamente, in nome del governo, a sostegno del trattato, provò che l'Italia era costretta, quando il trattato fosse respinto, ad applicare la tariffa generale . *) Cosi l'Italia, senza alcun tentennamento, impose, alle merci francesi, la tariffa generale che era stata, recentemente, approvata, e che entrò in vigore il 1 luglio 1878. In conseguenza di questa misura, le esportazioni francesi dei prodotti manufatti, gravate dai nuovi dazi, diminuirono sensibilmente. Questa diminuzione fu molto risentita dai commercianti francesi, sicché il governo di Parigi fu costretto a concludere, con l'Italia, il 15 gennaio 1879, un modus vivendi, secondo il quale le due nazioni si accordavano, nei rapporti commerciali, l'applicazione della clausola della nazione più favorita . Questa convenzione venne prorogata, di anno in anno, fino al 15 maggio 1882.
Intanto i protezionisti francesi non perdevano il loro tempo in vista di una riforma della tariffa doganale. Al Senato, nel novembre 1877, era stata creata una commissione incaricata di una inchiesta sullo stato degli affari e le condizioni dell'industria; alla Camera, nel marzo 1878, fu, invece, nominata una commissione di trentatre membri, incaricata di studiare il progetto ministeriale di tariffa generale. I lavori di quest'ultima commissione durarono diciotto mesi, e si accertò, tra l'altro, che le industrie della filatura del cotone, del lino, della juta e della lana cardata reclamavano, come condizione necessaria alla loro esistenza, un aggravio quasi proibitivo, contro il quale protestava quella dei tessuti fini; la lana pettinata e la seta desideravano, invece, la massima libertà, specie per i dazi d'entrata della materia prima.
Il 31 gennaio 1881, il ministro di agricoltura e commercio, Tirard, apri il dibattito sul nuovo progetto di tariffa doganale.2) Egli rigettò le critiche che; da lungo tempo, si muovevano alle tariffe convenzionali e dimostrò, cifre alla mano, che il commercio francese, proprio in virtù dei trattati, aveva ottenuto notevoli successi. Concluse esortando tutti a votare per il mantenimento dello status preesistente in materia di convenzioni. La discussione, in prima deliberazione, si protrasse per undici sedute, fino al 23 febbraio; i liberali mostrando il progresso compiuto, i protezionisti facendosi portavoce dei reclami degli industriali contro i trattati di commercio. Al Senato, PouyerQuertier fu incaricato di redigere il rapporto in nome della commissione parlamentare, la quale aveva aumentato, ulteriormente, rispetto al progetto originario, alcuni dazi, specie quelli riguardanti i prodotti agricoli. Inoltre, il presidente della commissione, Feray D'Essonne, nel presentare questo rapporto, il 14 febbraio 1881, scongiurò il Senato a non esitare a venire in soccorso di una qualsiasi industria, ogni volta avrebbe potuto farlo, con un dazio moderato, per conservare il lavoro agli operai francesi . La discussione non fu meno lunga che alla Camera, poiché essa si concluse il 24 marzo. E gli argomenti addotti in favore delle due opposte tesi furono gli stessi. Pouyer-Quertier fu il battagliero avvocato della coalizione tra i contadini e gli industriali di cui
1) Aiti parlamentari. Camera dei Deputati, DitauaiOhi, sedata del 17 giugno.
2) E. LEVASSEUR, llisioìrt! da commerce db la Franca, eh., p. 571 a sgg.