Rassegna storica del Risorgimento

1860-1892 ; ECONOMIA
anno <1957>   pagina <404>
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404 Luigi Izza
dustria, attraversavano un periodo di malessere diffuso, di cui era reso responsàbile il sistema doganale in vigore dopo il 1881. La causa reale era il ribasso generale dei prezzi che era cominciato verso il 1874. Questo ri* basso, estendendosi ai prodotti dell'agricoltura e della pastorizia, aveva gettato l'inquietudine fra gli agricoltori e i proprietari rurali. Le loro pro­teste avevano dato origine ad una serie di provvedimenti che elevavano i dazi sui cereali e sul bestiame. U primo di essi, del 28 marzo 1885, stabiliva un diritto di tre franchi su ogni quintale di frumento di origine europea o im­portato direttamente da un paese oltreoceano. Lo stesso giorno, un'altra legge, aumentava da 15 a 25 franchi il diritto d'entrata sui buoi, e da 7 a 8 franchi il diritto sulle carni.l) Furono proprio queste ultime misure che pro­vocarono lo sdegno degli agricoltori italiani e li spinsero ad associare i loro voti a quelli degl'industriali per ottenere la revisione della tariffa doganale del 1878, e in una-maniera che non era proprio quella suggerita dai relatori della Commissione d'inchiesta...
Fa così che, il 10 dicembre 1886, la Camera dei deputali votò la denuncia del trattato conia Francia del 3 novembre 1881. Questo trattato avrebbe do­vuto restare in vigore ancora per un sessennio, fino al 1892, ma una chiusola speciale permetteva di farne cessare gli effetti al 1 gennaio 1888, semprechè la disdetta fosse stata fatta con dodici mesi di preavviso. Cinque giorni dopo, il 15 dicembre 1886, l'ambasciatore italiano a Parigi, Menabrea, chiedeva al governo francese di iniziare i negoziati per la conclusione di un nuovo trat­tato. Nel frattempo non c'era tempo da perdere: bisognava ohe in Italia si ponesse mano, alla svelta, alla nuova tariffa doganale preparata dalla Coin-missione d'inchiesta; a quest'opera i protezionisti dedicarono tutte le loro energie. Ma, ben più importante, doveva risultare l'attività dei protezionisti italiani in seno alla Commissione parlamentare incaricata di studiare il pro­getto della nuova tariffa e, in seguito, nella stessa Camera dei deputati. Essi, infatti, fecero delle pressioni tali che tutto il lavoro della Commissione d'in­chiesta risultò vano. Né la Commissione parlamentare, né la Camera dei de­putati accettarono le conclusioni di quella Commissione, e pervennero a ben diverse conclusioni, prendendo in considerazione le petizioni che enti, indu­striali, privati interessati inviarono. S'iniziava, così, in Italia, un periodo di netta prevalenza protezionistica, che avrebbe condotto, di li a poco tempo, l'economia italiana ad un passo dallo sfacelo, e che, comunque, causerà, spe­cie ai contadini meridionali, un disagio incalcolabile.
Dopo la denuncia del trattato del 1881, l'anno successivo, si passò all'azione. Il 16 giugno 1887, la Camera italiana approvò una legge cate­naccio che autorizzava il governo ad applicare, fino al 21 luglio 1887, iin aumento dei dazi sugli spiriti; non solo, ma lo stesso giorno si aprì la discussione su altri provvedimenti finanziari, che avevano lo scopo dichiarato di migliorare le condizioni dell'erario, di cui il più importante riguardava l'au­mento del dazio sul grano da 1,40 a 3 lire a quintale. *) Qual'era il clima che si era creato, nel Parlamento italiano, alla vigilia della discussione della tariffa doganale? L'on. Franchetti dichiarò infondate le speranze di molti
1) E. LEVASSEUK, CI(M p. 576.
2) Atti parlamentari. Camera dai Deputati, Discussioni, 13 giugno-I6 luglio 1887 sedata del 16 giugno e suc