Rassegna storica del Risorgimento

1860-1892 ; ECONOMIA
anno <1957>   pagina <407>
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Vicende della politica commerciale italo-francese dal 1860 al 1892 407
mancanza di trausizione tra l'applicazione di questo regime e l'abolizione del precedente e, soprattutto, la rottura con la Francia, furono funeste alla produzione agricola italiana e aggravarono considerevolmente la erisi già in, atto. Con il mercato francese chiuso ai suoi prodotti e le tendenze prote­zionistiche sempre più accentuate nella politica di quasi tutti gli Stati euro­pei, l'Italia si sforzò di assicurarsi, con nuovi trattati di commercio, gli sbocchi che dovevano compensare ciò che essa perdeva in Francia. Ma sui mercati degli imperi centrali, Buoi alleati nella Triplice, non trovò sempre quel compenso che certamente aveva sperato al momento della rottura con la Francia. Così, nel periodo 1886-1896, si potè calcolare una diminuzione nelle esportazioni in Francia di 1.816.000 hi. di vino e 140.000 capi di bestiame, mentre quelle verso gli altri paesi aumentarono, rispettivamente, di 1.100.000 hi. e di 46.000 capi. H commercio internazionale dell'Italia, ancora quattro anni dopo l'inizio della guerra commerciale con la Francia, era ridotto di seicento milioni di lire, perdita gravissima per un paese le cui relazioni con Pesterò ammontavano complessivamente a poco più di due miliardi. II valore di tutte le esportazioni italiane in Francia da oltre 513 milioni nel 1885, scesero a meno di 200 milioni nel 1899. L'esportazione complessiva del vino verso Pesterò cadde da 3.600.000 hi. nel 1887 a 935.000 hi. nel 1890, e più della metà era prodotto nei vigneti del Mezzogiorno d'Italia. Per l'olio si verificò una diminuzione da 650.000 q.li nel 1886 a 378.000 nel 1890 e le province meridionali e la Sicilia producevano i 2/3 di tutto Polio italiano. Anche molto difficile, per queste province, riuscì l'esportazione degli agrumi che, nello spazio di un anno, si dimezzò.])
In sostanza, le tariffe differenziali che, col 1 marzo 1888, si applicarono, reciprocamente, Italia e Francia, ebbero effetti molto più gravi per l'Italia che per la Francia, sia perchè la prima era economicamente più debole, sia perchè furono colpite produzioni agrarie italiane che si erano molto estese, grazie alla aumentata richiesta francese. Furono particolarmente disastrosi gli effetti sulla economia del Mezzogiorno d'Italia, che vide annientato il sacri­ficio compiuto per dare una maggiore estensione alla viticultura, sollecitata dalla distruzione dei vigneti francesi e dai conseguenti alti prezzi delle uve e dei vini. Di contro, le regioni settentrionali si avvantaggiarono della nuova tariffa. In pochi anni, l'industria settentrionale fu in condizione di rifornire non solo gran parte del mercato interno, ma anche di esportare una notevole quantità di prodotti. In particolare, di tessuti di cotone fu­rono esportati per 1.712 q.li nel 1886 e 37.000 nel 1896; di tessuti di lana 2.000 qji nel 1886 e 4.000 nel 1896; di tessuti di seta, rispettivamente, 16.000 e 35.000 q.li. Danni ingenti risentì, l'Italia, dall'arresto del finanziamento da parte dei capitalisti francesi, soprattutto per il fatto che nessuno dei suoi alleati volle aiutarla a condizioni accettabili. Dovette, cosi, provvedere da sola a sanare la situazione e a ciò contribuì proprio la Francia che le conservò, per molto tempo, la sua fiducia: ancora nel 1895 la Francia posse­deva 876 milioni di rendita italiana!
La politica economica generale del governo italiano, intanto, cominciava a sollevare vivaci critiche nel paese, specialmente nel ceto dei contadini.
1) Annuario statistico italiano, Roma, 1897, p. 297 e sgg.