Rassegna storica del Risorgimento

1860-1892 ; ECONOMIA
anno <1957>   pagina <408>
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408 Luigi Izza
Sicché il primo gennaio 1890 l'Italia abrogava la sua tariffa di guerra e ri­metteva i prodotti francesi sotto il regime della tariffa generale del 1887, ancora molto elevata, però, se paragonata con la tariffa convenzionale di cui godevano altri Stati. L'Italia, invece, dovette aspettare che fosse approvata la nuova tariffa doganale francese del 1892, nettamente protezionista, per vedersela applicare. Era un primo passo verso la normalizzazione che i due Stati avrebbero raggiunto con il trattato del 12 febbraio 1899.
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Si può trarre qualche conclusione dal rapido esame del trentennio di politica commerciale tra l'Italia e la Francia dopo Punita?
Per l'economia italiana, gli scambi con la Francia ebbero sempre un ruolo notevolissimo sia per volume che per valore delle merci scambiate. Ma occorre dire che quella politica ebbe un'influenza nefasta sulla economia delle regioni meridionali d'Italia. Qui, la fatalità volle che rimanessero col­pite all'inizio e alla fine di quel periodo, prima l'industria e poi l'agricol­tura. Nel 1860, quando fu fulmineamente estesa, al Mezzogiorno, la tariffa doganale sarda, l'industria, che pur aveva raggiunto un certo grado di flori­dezza, aveva subito in pieno la furia devastatrice prima delle concorrenti industrie straniere, e, poi, a mano a mano che si era perfezionata la rete di comunicazioni tra il nord e il sud della penisola, la concorrenza industriale delle altre regioni d'Italia. E, come se ciò non fosse bastato, era sopraggiunto il trattato del 1863 che, se aveva migliorato le condizioni dell'agricoltura, aveva spazzato quello che ancora rimaneva, miracolosamente in piedi, delle sue industrie. H Mezzogiorno, allora, si era lanciato nel miglioramento della sua agricoltura e, in pochi anni, con sacrifici di lavoro e di capitali, aveva trasformato zone aride in vigneti, oliveti, agrumeti che producevano tanto da battere qualsiasi concorrenza. Ma anche per questa attività era giunto il suo turno. Con una leggerezza inconcepibile, l'economia agricola meridionale fu gettata in una guerra commerciale che, per essa, era perduta in partenza, e che, nel volgere di pochi anni, doveva trascinare nella miseria la sua laboriosa popolazione. Occorreva costringere il governo a considerare che anche il Mezzogiorno d'Italia aveva i suoi problemi, che potevano non coin­cidere con quelli delle altre regioni, ma non per questo dovevano essere trascu­rati con una politica indiscriminata. La folla degli emigranti meridionali costituì la protesta di un popolo che aveva perduto la fiducia nei suoi capi.
LUIGI IZZO