Rassegna storica del Risorgimento

LUCANIA
anno <1957>   pagina <410>
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Saverio La Sorsa
Poca affinità aveva questo gruppo di distretti con gli altri, IL Mclfeae, per esempio, era diviso dal Potentino da alti monti e da colli ripidissimi, per varietà di clima e coltivazioni proprie, per splendore di memorie, per città prosperose. Melfi era stata sede di concili, reggia e capitale di un regno; era al centro di vie convergenti da tutte le direzioni, e fra i vari comuni, non così frazionati come nell'altro distretto, correvano buone relazioni di vicinato e di somiglianza d'interessi e di abitudini, c'erano distanze relativamente brevi e discreta facilità di traffici. Il Materano poi, pur resecato di varie mffifafa di Kmq, per accrescere i distretti di Lagonegro e di Potenza, era sempre su­periore per estensione a 21 provincie italiane, essendo essa il doppio di quelle di Lucca, Massa-Carrara, Benevento, Forlì; il triplo di Napoli e Porto Mau­rizio; il decuplo di Livorno; annoverava città antiche e fiorenti, era ricca di palazzi e di abitanti, lieti di agiato vivere e di abbondanti raccolti.
Come si vede, la Basilicata era un ibrido agglomeramento di distretti, che avevano poca affinità di storia, di economia, di civiltà; perciò non aveva unità o profilo di vera provincia, né un centro politico e amministrativo, che soddisfacesse a tutte le necessità dell'immensa regione.
Questa diversità di tendenze e di aspirazioni non faceva della Lucania una regione compatta, omogenea, che sapesse imporsi fermamente al Go­verno per ottenere provvidenze atte a sollevare le sorti materiali e morali della infelice popolazione, che viveva nella semi barbarie e nell'oscuranti­smo, e pareva abbandonata da Dio e dagli uomini, isolata dal resto del mondo.
Esanimiamo quali erano le cause di tale lacrimevole stato di cose. In questo studio seguiamo le pazienti e preziose indagini compiute da un dotto magistrato, il Pani Rossi, il quale visse nella regione nei primi anni della raggiunta unità nazionale. La prima causa della sua arretratezza stava nella configurazione del terreno, che era prevalentemente montuoso, e nell'essere la maggior parte dei paesi sul ciglio dei monti o sui costoni ripidi dei colli. Le vie erano sconnesse, tortuose, asseragliate in modo che i venti vi si rom­pevano e sibilavano acuti. Qua e là erano dirupate, e il cammino era a balze non a vie. Rari erano i lastrici perfino nelle città più. famose, ed il selciato scarseggiava anche nei centri più popolosi, il suolo era nudo, spalmato di ghiglia, ammorbidita dalle acque, appestata da ogni maniera di brutture, che nessuno si premurava di smuovere.
Era un vero azzardo camminare di notte per le vie, essendo quelle le ore in cui si spalancavano le finestre e si buttava ogni specie d'immondizia, che cadeva addosso all'incauto che s'avventurava a passare. Accanto ad ogni casa c'era l'immondezzaio, che serviva ai porci, i quali vagavano per le piazze e per le vie spazzandole d'ogni schifezza, nutrendosi di essa. Vera-nò dei luoghi dove il fango risaliva a decenni, e arrivava all'altezza di tre palmi, per cui l'aria era* sempre pestilenziale; le stesse pareti ne erano lor­date, perchè la fanghiglia era rassodata dal fumo, che usciva non dai comi­gnoli, ma dagli usci. Gli umili tuguri e i palazzi dei possidenti erano a ridosso l'uno dell'altro, senz'ordine, quasi fossero caduti dal cielo per togliere ogni filo d'aria ai paesi, costruiti senza ordine o piano regolatore. In molti luoghi i precipizi servivano per vie, in altri le viuzze erano sconvolte ed anguste, ed era estremamente pericoloso awcnturarvisi di notte, perchè uno si po­teva spezzare le gambe fra quei labirinti sassosi, fiancheggiati da fori caver­nosi con umili e sgangherate porticciuole, che immettevano in sotterranei