Rassegna storica del Risorgimento
LUCANIA
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1957
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413
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La Basilicata di un secolo fa 413
riva aggiungere case a case, piuttosto che scendere al piano, istituire nuovi nuclei abitati, scegliere posizioni meno disumane e pericolose. Il cieco affetto dell'avito tugurio era tale che i ripetuti terremoti, da cui erano state scrollate le città e lo borgate, non avevano indotto gli abitanti a lasciarle per ri" coverarsi in luoghi più sicuri. La carità del natio loco arrivava a tale, che, per tacere di altri paesi, Montemurro distrutto venti volte in quattro secoli, era risorto dalle sue rovine. Altrettanto dicasi di S. Angelo, Fratte, Saponara, Viggiano, Potenza, Atella, Melfi, che ora furono città, ora mucchi di pietrame, ma sempre risorsero sui posti dov'erano rovinate a causa di forti ter remoti. Data la miseria generale, la natura del suolo, la tradizione e la pessima abitudine, la popolazione sfuggiva gli abituri isolati, i casali, i luoghi minori, e accorreva nei centri maggiori. Mentre nelle altre regioni della penisola, per esempio in Toscana, si avevano nelle campagne 44 abitanti su 100, nella Basilicata su circa mezzo milione, appena 10.000 erano sparsi negli abituri, 14.000 nei casali, e ben 460.000 nei paesi. La ragione fondamentale di questo stato di cose era da ricercarsi nell'ingordigia dei proprietari, che nulla facevano per sollevare le sorti dei proletari, nell'odio che regnava tra gli uni e gli altri, nella mancanza di spirito di fratellanza e di reciproca cordialità.
La terra era coltivata da sordidi e pigri braccianti, che ora lavoravano in un luogo ora in un altro; non essendo legati da tradizioni e da interessi, non avendo speranza di migliorare la propria condizione coll'ottenere dalla terra raccolti ubertosi, non si cambiavano in coloni per avere un più umano metodo di vita.
Se tanto misere erano le condizioni materiali, non meno obbrobriose erano quelle morali. Innanzi abbiamo accennato alle funeste conseguenze dell'ibrida convivenza in mezzo a gente rozza e primitiva, priva di una salda educazione religiosa e morale, intristita dall'oppressione dei signorotti e avvilita da mille angherie. Ora aggiungiamo che il ripudio della prole era un fatto frequente; in nessun'altra regione era così larga la piaga dei gittatelli. Li moltiplicava l'abbandono dei figli illegittimi e sovente anche di quello dei legittimi.
Ogni anno si aveva una media di settecento gittatelli, i quali moltiplicati per la età della vita sommavano a quaranta migliaia su mezzo milione di viventi.
Sulla fine del dominio borbonico, mentre la media della vita umana nell'Italia era di 26 anni e 2 mesi, nella Basilicata scendeva a 25. Nell'Inghilterra e negli Stati Uniti, perchè la popolazione si raddoppiasse, passarono 136 anni; in Basilicata invece bisognarono 244 anni. Nel resto dell'Italia la popolazione cresceva del 6 per mille, nella Basilicata solo del 4. Se essa avesse avuto la densità della Campania, la sua popolazione, data la vastità del territorio, sarebbe stata di sei milioni, non di circa mezzo milione*
Per causa dell'arretrata agricoltura, della generale aridità del suolo, della mancanza d'industrie e di traffici, le braccia rimanevano inoperose, e molti! espatriavano per procurarsi un pane. Specie da Mara tea. Rivello, Mer-covetere parecchi emigravano in Spagna, nella Francia e nelle lontane Americhe, dove spesso incontravano penuria di lavoro o fatiche esiziali. Doloroso era il fenomeno di ragazzi come quelli di Viggiano, che avendo una particolare inclinazione alla musica, erano reclutati da speculatori ingordi.