Rassegna storica del Risorgimento

LUCANIA
anno <1957>   pagina <414>
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Saverio La Sorsa
i quali li sfruttavano come schiavi, trascinandoli oltre che nei paesi d'Euro­pa, in quelli dell'Asia e dell'Africa. La donna era in una condizione di evi* dente inferiorità rispetto all'uomo. Di giorno lavorava nei campi, aiutava ano opere agresti, trasportava fascine, attingeva l'acqua da pozzi talvolta lontani, accudiva alle bestie; di sera stanca dei duro lavoro preparava il mo­desto cibo, ma non sedeva quasi mai al desco con gli uomini; di rado la famiglia si accoglieva intorno al focolare, e ognuno si nutriva ad ore proprie e mangiava per conto suo.
Il coniugio era meno frequente del celibato. H censimento del 1861 ri­velò che sull'intera popolazione v'erano 266.557 celibi, 188.214 coniugati e 38.188 vedovi; questa piaga dannosa alla società era più grande nei centri più popolosi* Alle nozze si preferiva il concubinaggio, che aveva tutte le sembianze del coniugio, perchè la concubina era accolta nel tetto dell'uomo come una vera moglie, e i figli erano battezzati col nome di entrambi i ge­nitori. Spesso la donna era stata di altri, e l'uomo aveva altra famiglia; egli talvolta aveva due famiglie, le riconosceva entrambe, e dava loro il proprio-nome; però i figli legittimi ereditavano i beni e il nome; gli altri il solo nome*
La popolazione oltre ad essere scemata dalle malattie non curate con­venientemente, era danneggiata da disgrazie e da malanni. Poco prima della caduta della dinastia borbonica, si ebbero 60 persone morte improvvisamen­te per apoplessia; sei persone perirono per incendi che erano frequenti in quei tuguri, dov'erano ammonticchiate legna e fascine; 26 per annegamento in fiumane che bisognava traghettare a nuoto; 45 per caduta in burroni o per rovinio di tuguri mal puntellati; 15 per scoppio improvviso di folgori; 6 perchè uccise da delinquenti; 8 di freddo per umiltà di vesti e di ricoveri; 30 per fame; inoltre 10 persone tra cui due donne, si sottrassero alla vita di propria mano per disperazione; 8 neonati, ripudio della colpa o della famiglia,, furono fatti a pezzi da madri snaturate; 110 furono spenti per vendette con­tro ricchi o per odi pertinaci, senza contare le vittime d'incidenti, di morti scellerate, di mutilazioni di membra compiute dai briganti, che infestavano le campagne.
Le Opere Pie che erano circa 600, su più di 300.000 lire di rendita ne spendevano appena un decimo al fine lodevole, per cui erano state create. Gl'introiti erano assottigliati dagli stipendi agli amministratori, che supe­ravano le 40.000 lire, da 50.000 lire per contributi, che non ritornavano con gli affitti degl'immobili, non sempre pagati per cattivi raccolti, alluvioni e terremoti, e ridotti dal bisogno di riparare edifici traballanti o case crollate.
Restava appena la metà delle entrate dei beni che la carità degli avi aveva largiti a conforto della miseria pubblica. Ma bisognava prelevare 50.000 lire annue per aggravi di patrimonio e per residui di debitori morosi da vol­gere poi a cumolo di sostanze, mai verificatosi nel corso dei secoli, e altre 50.000 per cause e benefici impalpabili. Gli scopi per cui erano state fondate molte opere pie erano stati frustrati da astuti chierici, e invece di provvedere a lenire tante sofferenze, si pensava ad acquietare il popolo con riti di ogni genere, con spari di mortaretti, smancerie e baldorie parrocchiali. Sicché ciò-che doveva essere speso nel dare pane agli affamati, farmachi agl'infermi, doti alle fanciulle, premi alle virtù e gli studi, era sperperato in divertimenti pacchiani, in spese del culto superiore al giusto, in favoritismi familiari. In molti paesi i luoghi pii furono ridotti in appendici di capitoli, o in fabbrico-