Rassegna storica del Risorgimento
LUCANIA
anno
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1957
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pagina
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418
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418 Saverio La Sorsa
sono largamente occupati ed hanno scritto al riguardo interessanti volumi; perciò non vogliamo ripetere quanto è stato detto da altri, ma dobbiamo affermare che il banditismo, il quale empi di orrore e di sangue quasi tutte le zone della vasta regione, specialmente il Melfese, più aspro delle altre plaghe per monti quasi inaccessibili, per burroni profondi, per lontananza di abitati, per vastità di selve e per carenza quasi completa di viabilità, fu. più diffuso, implacabile e feroce che altrove, per lo stato di abbrutimento da cui era stata avvilita la plebe da secoli di schiavitù, angariata dal pessimo governo, oppressa dai galantuomini locali, vampiri insolenti e despoti codardi, ridotta a vivere in tane degne di animali non. di uomini, senza un pane sicuro, senza un raggio di luce intellettuale, senza barlume di speranza nella giustizia umana, dominata da pregiudizi e superstizioni medievali, imbestia-ta da dure fatiche e da stenti inauditi.
Le feroci vendette e le crudeli rappresaglie a cui si abbandonarono molte iene sanguinarie, che si macchiarono dei più orribili delitti, dagl'incendi di masseria alle stragi di armenti, dalle spogliazioni di case coloniche a ricatti esosi, dai saccheggi di villaggi allo scanna meato di spie, dagli strazi più inauditi cui sottoposero le vittime cadute nelle loro mani, alle sevizie più nefande, non ideate nemmeno dai cannibali dell'Africa, erano la violenta esplosione dell'odio delle plebi contro la società che le aveva tiranneggiate con arbitri di ogni genere; delle vendette di tante madri che avevano visto defiorate le figlie dai signorotti paesani, di innocenti trascinati in galera, che si erano qualche volta ribellati ai soprusi dei prepotenti o si erano rifiutati di prestare servizi, che nemmeno il feudalesimo medievale aveva immaginati. Il banditismo era ribellione agli ordini della vita municipale, più che all'autorità, dello Stato, era protesta contro le sevizie dei ricchi possidenti, non contro l'impero della legge. Prima di darsi alla campagna molti dei briganti avevano mostrato il loro cruccio contro i galantuomini locati, da cui avevano avuto torti ed ingiurie, e per i quali nutrivano livori antichi e lungamente repressi; quando il regno dei Borboni fu in profondo sconvolgimento, e dopo che i nuovi venuti, che non conoscevano le reati condizioni psicologiche e sociali del paese procedettero a mutamenti politici ed economici, a riforme amministrative e finanziarie troppo precipitose, e turbarono maggiormente le condizioni di vita preesistente, allora lo spirito di vendetta degl'infelici si manifestò iroso e irrefrenabile, e la reazione ai mali passati trovò sfogo in atti brutali che disonorarono l'umanità.
I primi presi di mira da quelle belve inferocite furono i ricchi, i proprietari di terre, i notabili del loro paese, di cui ricordavano le sevizie patite, gli oltraggi alla loro miseria e all'onore delle loro donne, le soperchierie perpetrate a loro danno, il disprezzo e lo scherno di cui ti avevano coperti. Ad essi mandavano biglietti di ricatto, annunzi di stragi di animali, minacce di rapine di familiari, di sfregiare le loro donne, di saccheggiare le masserie; ad essi tubavano armi e cavalli, distruggevano i raccolti, mozzavano le orecchie, cavavano gli occhi, straziavano le carni, spaccavano il cranio; su di essi compivano gli atti più infami, le crudeltà più nefande che nemmeno le belve concepiscono nelle selve
I poveri, gl'infelici erano risparmiati dal furore e dalle insanie di quegli assassini, perchè erano disgraziati come loro, vittime di una società iniqua e corrotta, dispotica e indifferente dinanzi a tante miserie, dimentica di ogni