Rassegna storica del Risorgimento

LUCANIA
anno <1957>   pagina <419>
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La Basilicata di un secolo fa 419
eneo di pietà cristiana e di umana solidarietà. La plebe, pur deplorando le malefatte dei banditi, che erano usciti di mezzo ad essa, ne comprendeva i rancori ed i risentimenti, ne spiegava le ragioni e l'esasperazione, ne compa­tiva gli eccessi. Perciò li aiutava come poteva, col procurar loro armi e cibi, col dare ricetto notturno e vestiti, coU'additare pericoli e insidie, col fornire loro notizie sul movimento delle truppe regie, che Fmseguiva.no. Sapevano che molti banditi si erano macchiati di delitti più per vendicare offese subite he per naturale malvagità; ohe la loro delinquenza era effetto delle inso­lenze patite, dei torti ricevuti, della fame sofferta, dei diritti conculcati, e li favorivano con ogni mezzo per sottrarli alla giusta condanna. Difatti nelle zone, come il Materano, dove ramhiente sociale era meno iniquo, dove le attività agricole, industriali e commerciali erano alquanto prospere, e le plebi erano in condizioni meno abbiette, il brigantaggio assunse forme sporadiche, non determinò il formarsi di grosse masnade, e quelle che la saccheggiarono provenivano dalle terre limitrofe, dove l'oppressura era più inveterata, i rancori più profondi, lo spirito di rivendicazione più sentito. Dice il Pani Rossi; La offesa società si rovesciò addosso a quei ribaldi, pria che risalire alle origini loro e sperderle; usando di ogni sua possa a distruggerli meglio di antivenire poi la apparizione dei successori, il lanciarsi di tanta plebe a perdizione nei campi. Valse a ciò la glava (sic) della giustizia, e la giustizia
del ferro anco più sommaria e lesta Le assise vindici dell'atterrita società,
sentenziarono dapprima le sanguinose sommosse della plebe entro le mura native, onde gl'innocenti fumo rapiti alla pena della custodia ed i rei sot­tratti, e per lunghi anni, all'umano consorzio. Ma più vasta e più terribile bisogna fu quella dei tribunali o arnesi di giustizia posticcia, succinta, fran­toio che rompe l'ossa e non consente riparo .1)
La Corte di Assisi dal 31 dicembre 1863 al 31 dicembre 1865 per reati di brigantaggio commessi anteriormente all'agosto 1863 giudicò ben 1359 individui. Si commisero molti errori per la fretta ed il sospetto; un'ombra, un gesto, un accento sottoponevano gl'incauti ad un nuovo consiglio dei dieci, complici talvolta incoscienti degli odi, degli amori e delle calunnie tan­to acconce a sfogare i rancori municipali, a rinfocolare le ire, tornando in onore le prepotenze dei tempi andati, avvolgendo nella colpa i pochi colpe­voli con i molti innocenti. Le carceri furono zeppe di migliaia tra rei e non rei, ed i paesi furono gettati in profonda commozione. Tra i rinchiusi c'era gente d'ogni età, d'ogni sesso e stato civile; un ventesimo erano fanciulli, altrettanto i decrepiti, un quarto femmine, due quinti coniugi strappati alle cure della prole. Tra gli altri apparivano professionisti, sacerdoti, notabili, commercianti; tornò infine lo spionaggio, l'anonimo, la testimonianza falsa; gli odi e le colpe del passato valsero per confessioni; fu soppresso l'inciampo o il superfluo della difesa, e difensore fu l'onesta coscienza dei giudici, di cui parecchi condannavano a casaccio, senza avere spesso la prova e la convin­zione delle colpe che dovevano punire; Di più che duemila che furono strap­pati ai loro cari, oltre mille si dovevano mandare ad altri giudizi, perchè al­cuni dei veri rei sfuggivano alla condanna, molti innocenti andavano ramin­ghi; di essi rifattosi il processo a Firenze, la maggior parte fu assolta, perchè
1'). ijj. FAMI Rossr, La Basilicata cit.