Rassegna storica del Risorgimento

ECONOMIA ; FINANZA ; MONTI DI PEGNO ; STATO PONTIFICIO
anno <1957>   pagina <421>
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LE FINANZE PONTIFICIE E I MONTI
La necessità d'affrettarci al periodo moderno prerisorgimentale o risor­gimentale, impedisce di tracciare un quadro dell'evoluzione finanziaria dello Stato pontificio, cioè del riflesso maggiore della sua economia. La sco­lastica, l'umanesimo, il neoplatonismo., ecc. ebbero una loro concezione della vita economica, perchè l'economia è sempre sensibile ai riflessi determinati dalla vita dello spirito. Un vero rivolgimento si ebbe col consolidamento dello Stato (sec. XVI) cui doveva legarsi il nome di Sisto V, papa econo­mista , oltre che grande amministratore. Da allora si assiste all'inserimento progressivo dello Stato talvolta in forma drammatica in ordinamenti ispirati ai sistemi mercantili delle varie epoche: mercantilismo, fisiocrazia, liberismo, protezionismo. Nel governo temporale della Chiesa, l'adattamento della legislazione alle dottrine avviene sempre in modo empirico, ispirato a quel paternalismo che, lungi però dall'essere una forma scadente di gover­no, è un vero modo di concepire la vita, cioè è la massima espressione morale cui può pervenire un regime.
Se l'ora del tempo e il tema ce lo consentissero, potremmo seguire que­st'azione governativa nelle celebri Congregazioni pontificie di natura econo­mica; *) mentre la discussione dottrinaria è sostenuta da numerosi memo­rialisti, dal Della Yalle al Nuzzi, al Nicolai. Non sarebbe difficile trarne lo schema di uno Stato unico in Europa.
Ma ci sono istituti che appartengono alla finanza di tutti gli Stati. Ad esempio il Debito Pubblico , il cui studio è rivelatore, come pochi, del­l'andamento economico degli Stati.
Di estremo interesse è l'origine del Debito pubblico pontificio dai Monti camerali, che sanciscono la fondamentale caratteristica del sistema finan­ziario romano: da un lato alimentato dalle consuete entrate (consuete e mol-tiplicantesi fino a polverizzarsi), dall'altro ingranato in finalità che trascen­dono i bisogni del piccolo Stato. I Monti si formano proprio, originariamen­te, per le necessità della Fede (lotta contro l'invasione turca in Europa).
Il Monte dice il card. De Luca,2) indica il cumolo dei prestiti fatti allo Stato; il luogo (o lettera patente) indica la parte che ogni sottoscrittore in­tendeva assumersi. Si diceva pecunia in banco a Venezia; compere nel cartolario di S. Giorgio a Genova; iura a Milano e in Spagna.
Da notare che i Monti pontifici costituivano tanti organismi per se stanti, semplicemente collegati con la Camera apostolica. Ne derivava che i monti­gli erano in balia degli amministratori, verso i quali potevano reagire a mezzo di defensores che, nel caso del Monte Abbondanza, prendevano il nome di Abbondanzitsrìé
t) Rimando perciò al mio voi. Guido dell'Archivio di Stato di Roma, in corso di stampa a cura del Ministero dell'Intorno e alla bibliografia ivi citata.
2) Tradotti do locis Moniium non vacabilium, Venezia, 1716.