Rassegna storica del Risorgimento

ECONOMIA ; FINANZA ; MONTI DI PEGNO ; STATO PONTIFICIO
anno <1957>   pagina <423>
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Le finanze pontificie e i Monti 423
Il fondo del Monte Fede risultò di due parti: i registri delle patenti e i volumi dei broliardi. Vi è pure traccia (12 luglio 1570) di un Liber magnus che sarebbe stato rilegato in cuoio rosso e che avrebbe contenuto tutti i sot­toscrittóri della prima erezione dei 1526-1527: dovette essere compilato sul modello del Liber maior della Camera apostolica. Nei broliardi, in genere, si trovano le notizie delle operazioni di credito e le deliberazioni riguardanti l'amministrazione interna del Monte. Questo schema vale, di massima, per tutti.
I Monti potevano subire fusioni, estinzioni, ricostruzioni, ecc. Questo della Fede ebbe da Paolo HI nel 1542, in vista del Concilio di Trento, quando fu necessario di intensificare il contributo per la guerra contro i Turchi e per sostenere la religione, un'aggiunta di ben 47.698 luoghi. Nel 1685 Innocen­zo XI ne ordinò la fusione con i Monti S. Pietro, poi effettivamente compiuta da Innocenzo XIII con chirografo 15 ottobre 1722 (l'estinzione ammontò a luoghi 49.698).
Non solo il Monte Fede è il primo, ma è anche il più importante per la storia dell'istituto. Caratteristica amministrativa è la sua piena autonomia che doveva ben presto finire, e che dimostra ancora vicino il libero reggimento finanziario della Chiesa, pienamente fiduciosa negli amministratori ecclesia­stici e improntato a semplicità sconosciuta nei Monti e istituti secolari e con­temporanei degli altri Stati italiani. Ma Vordo Camerae, messo in luce da Clemente Bauer, *) doveva necessariamente improntare di sé anche l'ammi­nistrazione montistica.
Circa la sostanza giuridica dei Monti vi erano varie teorie. Erano beni immobili secondo il De Luca, anticipatore di criteri moderni. Effettivamente essi potevano essere anche ipotecati; potevano trasferirsi secondo il valore della domanda e dell'offerta, differente dal valore intrinseco dell'obbligazio­ne. Secondo altri erano censi consigliativi come se i montisti fossero cre­ditori censuali verso il Sovrano; ma il censo si riferiva sempre ad un deter­minato fondo che lo alimenta, mentre il Monte può avere in dotaziome ga­belle ed entrate fiscali oppure tutte le entrate fiscali dello Stato, sia pure in forma indeterminata. Tant'è vero che col perimento del fondo (senza colpa del debitore) il censo si estingueva de iure. Il Monte si estingueva per esauri­mento, per conglobamento con altro, o per legge.
Tuttavia le entrate di garanzia qualificano i Monti, che sono camerali se fiondati su pubbliche entrate pertinenti alla Camera apostolica; baronali se sui beni dei baroni e, impropriamente, di enti e istituti; comunitativi se eretti a carico delle singole comunità dello Stato. Poi si creò il gruppo delle Religioni (1688). Altra distinzione fondamentale è quella di Monti vacabili e-nen vacabili.
Clemente VII pensò di ricorrere ad entrate straordinarie (destinate a diventare ordinarissime) ed istituì i Monti non vacabili, cioè perpetui. Si inau­gura così l'epoca del Debito pubblico.
Erano invece detti vacabili i Monti che si estinguevano con la morte del creditore o montista; fruttavano, naturalmente, un reddito più alto.
Infine vi sono i Manti Ristorati. Alessandro VII trasformò parecchi Monti col nome di ristorati diminuendone l'interesse al 4 .. I suoi successori
I) Studi per la storia delle finanze papali durante il pontificato di Sisto F, in Archivio Società Romana di storia patria, voi. L (1927).