Rassegna storica del Risorgimento

ECONOMIA ; FRANCESCO IV DUCA DI MODENA E REGGIO ; FRANCESCO V D
anno <1957>   pagina <441>
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Politica economico-sociale a Reggio 441
di speculazione, ma che si sarebbe visto, invece, die miravano alla fonda­zione perpetua di una pubblica beneficenza. Sorse, cosi* il Monte Annonario Perpetuo attuato nel 1845, ohe si può considerare un perfezionamento del­l'idea dei precedenti magazzini : era costituito da una serie di depositi di grani che nelle contingenze di crisi venivano venduti a un prezzo più basso di quello corrente ma maggiore di quello di costo, impiegando il ricavato di tali vendite nell'acquisto di nuovi grani per eli anni successivi.
Fondò un'Opera Pia annonaria formata con le sue private sostanze e da continuarsi in perpetuo anche dai suoi successori. Ordinò che si istituisse un'altra classe di depositi di cereali, non di sua proprietà, presso ogni comune del Ducato: dalla cassa dello Stato fu stanziata e ripartita ai comuni una certa somma, perchè acquistassero frumento e frumentone che venivano conser­vati in appositi magazzini e da cedersi, poi, ad un prezzo minimo stabilito.
Sempre in conformità al clima della Restaurazione fu il ripristino delle corporazioni, a cui modificò gli statuti in relazione ai nuovi tempi. Partico­lari cure ed incoraggiamenti dimostrò per quelle dei falegnami e dei calzolai ed istituì quella dei facchini che poi fu causa di reazioni da parte dei com­mercianti e delle autorità per i suoi arbitri e le sue pretese tanto da veni­re abolita nel 1848. Verso gli ebrei, la cui attività creditizia e commerciale era notevole, egli riprese la politica di discriminazione dei suoi antenati, cercando da un lato di comprimere la loro espansione economica, dall'altro di spremere il più possibile denari dalle loro casse. Nel 1814 impose all'Università degli Ebrei una contribuzione di ventimila lire, nel 1816 ottenne un prestito di centomila lire e dopo i moti del 1831, accusando gli ebrei di avervi preso parte, la colpì di una multa di seicentomila franchi.
Nonostante tutti i suoi sforzi protesi a sopperire mediante la carità alle miserie dei sudditi, pure non riuscì ad elevare sensibilmente il livello di vita della povera gente, poiché il metodo della carità si impigliava nel suo fatale circolo chiuso: da un lato agiva come un diretto e contingente lenimento della miseria, dall'altro, essendo un investimento improduttivo distolto dalla creazione di nuove fonti di ricchezza, era causa oggettiva di nuova miseria. Ma l'indizizzo caritatevole fu solo un aspetto, anche se il più appariscente, della sua politica economica e sociale, in quanto fu lo stesso Duca a prendere iniziative aventi l'effetto di imprimere un nuovo dinamismo alla vita econo­mica e sociale. Per la crisi dei grani, coordinò i summenzionati provvedimenti con una soluzione di ordine liberistico, lasciandone libero il commercio con chirografo del 9 agosto 1816; nello stesso spirito abolì il dazio d'esportazione del bestiame, diminuì i dazi d'importazione di alcune merci e manifatture estere, facilitò il dazio delle merci dirette alla Toscana eridusse quello di tran­sito per le dogane di Modena e Reggio, mirò ad incoraggiare le industrie, accordando esenzioni fiscali* Con speciale munificenza favorì la fondazione di casse di Risparmio a Carpi e Modena. Stabilì di fabbricare a Reggio un grande edificio ad uso di mercato boario con l'intento precipuo di dare im­pulso ai pubblici mercati. Nonostante l'avversione per le ferrovie che al pari di Gregorio XVI riteneva volte a rovesciare la sovranità , concesse un tronco che servisse alle cave di marmo di Carrara.
Il suo paternalismo fu largo nella carità e nei lavori pubblici diretti a fornire occasioni di lavoro alle plebi, per cui si può dire corrispondente alla realtà dei fatti la denominazione dell'organo amministrativo ducale in Reg-