Rassegna storica del Risorgimento

ECONOMIA ; FRANCESCO IV DUCA DI MODENA E REGGIO ; FRANCESCO V D
anno <1957>   pagina <442>
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Fernando Manzoni
gio: Il Buongoverno . Lungi dall'essere illuminato, per la ripugnanza a quelle riformo e spese, come per l'istruzione e ferrovie, che avrebbero potuto produrre novità ed intaccare lo spirito di ossequio all'autorità, osservando tuttavia che fu attivo e sensibile ai bisogni popolari il Governo di Francesco IV si può definire un paternalismo generoso e intelligente. Spettò al figlio Fran­cesco V, sotto molti aspetti a lui inferiore, accentuare i lati moderni della politica paterna e contribuire così alla crisi del sistema politico dello Stato.
Sul piano delle provvidenze beneficile a protezione delle classi povere, vari suoi interventi furono dettati nel solco della tradizione paterna. Durante la carestia del 1846 aperse a Reggio una manifattura di tela per donne e ragazzi, e fece portare in città ben 3200 sacchi di frumento. Per il colera del 1855 decretò una pensione mensile di L. 20 a tutte le donne vedove sprov viste di sussistenza, dispose l'uso dei generi del Monte annonario e ordinò ai comuni la somministrazione a prezzo mite di minestre cotte, pane, farina e legumi ai poveri. Durante i lavori di costruzione del nuovo teatro di Reggio, per i quali i reggiani si addossarono per un decennio un'imposta complemen­tare di L. 65.000, il Duca vietò espressamente al Comune di aggravare il dazio di consumo, siccome quello che colpisce i miserabili negli articoli di pura necessità . Talvolta la carità assumeva in lui forme meschine, come quando un giorno a Quattro Castella da un balcone gettò ai poveri manciate di monete divertendosi del parapiglia.
Sebbene fin dal 1847 mostrasse chiaramente il suo orientamento, oppo­nendo un rifiuto alla lega doganale stipulata fra il Piemonte, Parma e il Papa, nondimeno promosse e autorizzò delle iniziative che approdarono al risultato di stimolare un rinnovamento che ai dimostrerà incompatibile con l'involucro dello Stato. Appena salito al trono ordinò al Ministero di Pub­blica Economia di proporre agli studenti sia dello Stato che stranieri due temi a premio su argomenti riguardanti le terre reggiane e modenesi: uno sui fiumi Panaro e Secchia con particolare riferimento al problema delle arginature ed alle proposte pratiche per le rispettive sistemazioni, l'altro sui mezzi migliori per aumentare le acque a beneficio dell'irrigazione. Nel dicembre 1846 sancì un regolamento generale per la tutela e l'incremento dei boschi special­mente nelle zone montane. Nel gennaio 1848 promulgò una legge sulla espro­priazione per pubblica utilità, in forza della quale chiunque era tenuto a cedere per motivo di pubblica necessità i terreni e i fabbricati dietro il paga­mento di una adeguata indennità.
Con una convenzione dell'agosto 1851 fu sollecito ad allacciare Reggio e Modena al resto dell'Europa mediante il congiungimento telegrafico conia rete germanica e in seguito con gli altri Stati; e nel giugno 1852 introdusse nel servizio postale il sistema dei francobolli a tariffa assai mite. Affrontò, anche se malvolentieri, il problema delle ferrovie entrando a far parte della con­venzione del 1 maggio 1851 per la costruzione di una linea detta Centrale Italiana che da Piacenza doveva raggiungere Bologna e Pistoia allacciandosi a Reggio con altra proveniente da Mantova. Solo nel '56 i lavori vennero intrapresi con energia, e la ferrovia fu inaugurata il 21 luglio '59 poche set­timane dopo la caduta definitiva del Ducato estense.
Ma fra Io istituzioni Borte a Reggio in quello che per l'Italia fu il de­cennio di preparazione la più importante fu senza dubbio la creazione di una Cassa di Risparmio, opera di un distinto cittadino, Pietro Manodori, figura