Rassegna storica del Risorgimento
ECONOMIA ; FRANCESCO IV DUCA DI MODENA E REGGIO ; FRANCESCO V D
anno
<
1957
>
pagina
<
443
>
Politica vconomicosocittle a Roggio 443
tipicamente rappresentativa da annoverare, per la fede liberale clic lo animò, le idee e le imprese messe in atto, fra i protagonisti silenziosi del Risorgimento italiano. Egli fondò il primo Asilo d'infanzia a Reggio, diede vita ad una Casa di carità, per 28 anni fu Presidente del Monte di Pietà, e nel 1852 attuò il disegno di costituire una Cassa di Risparmio a Reggio. Il 31 marzo il Duca concesse l'autorizzazione ed il 16 maggio la Cassa venne ufficialmente aperta al pubblico. L'intenzione del fondatore e dei promotori era quella di fornire alle classi meno abbienti e specialmente a coloro che andavano soggetti alla disoccupazione un mezzo per accantonare, nei periodi di lavoro, quel tanto che altrimenti sarebbe stato impiegato in spese non necessarie e così evitare che fossero costretti ad impegnare le masserizie al Monte di Pietà. Per meglio affermare il carattere benefico dell'istituzione a favore della classe meno agiata, i libretti erano emessi in forma nominativa, perchè ad ogni persona non ne potesse essere aperto che uno solo; nei mutui, inoltre, la preferenza doveva essere data agli Enti morali. Il successo non poteva essere più lusinghiero, ma in una direzione ben diversa da questi propositi filantropici. Nel primo giorno, infatti, furono incassate con 89 depositi L. 1307 e nel breve periodo di sette mesi e mezzo che va dall'apertura alla fine dell'anno 1852, L. 60.547. Contemporaneamente la Cassa investiva L. 63.067 in mutui di cui sole L. 3000 assegnate a Enti morali e le restanti L. 60.074 a privati, somme che andarono devo-Iute al miglioramento agricolo e artigianale con un'intensità tale che negli anni successivi le regole prefissate per i depositi furono eluse con l'intestare libretti a più persone, magari della stessa famiglia.
Per capire appieno l'importanza del fenomeno occorre rifarsi ai caratteri generali dell'economia reggiana negli anni immediatamente precedenti e la trasformazione che si andava operando allora. Pur non esistendo un vero e proprio latifondo, la proprietà fondiaria era piuttosto grande ed era coltivata in un modo più estensivo che intensivo; il bestiame scarseggiava ed il reddito medio dei fondi non superava il tre e mezzo per cento, benché le imposte fossero abbastanza lievi. Attingendo l'esempio dai progressi compiuti in Toscana e in Lombardia, gli studiosi locali prospettavano due soluzioni: il frazionamento della proprietà e la trasformazione dei metodi di cultura da estensivi a intensivi. Per far ciò, si richiedevano condizioni favorevoli allo sviluppo economico: apertura dei mercati, circolazione della ricchezza, ampie possibilità di capitali e di investimento. Tali premesse si ebbero proprio sotto il dominio dei due austro-estensi.
Infatti la pace, che tranne i turbamenti del '31 e del '48, regnò lungamente dal 1814 in poi, aveva consentito una fase di lenta ristorazione dell'organismo economico della provincia; l'elevarsi della prosperità materiale della Europa e di conseguenza degli Stati italiani fece sentire naturalmente il suo influsso salutare anche nel Ducato di Modena; quella serie di iniziative decise da Francesco V, di cui sopra abbiamo parlato, e soprattutto l'autorizzazione della Cassa di Risparmio, suscitarono un rapido progresso economico e misero in moto nuove forze sociali e politiche.
Per dare una spinta alla produzione, per assorbire maggior numero di lavoranti, per trasformare modernamente i metodi agricoli, occorrevano somme che i grossi proprietari terrieri non possedevano o rifuggivano dell'investire in imprese che avrebbero dato frutti solo dopo molti anni. I piccoli proprietari, invece, più direttamente interessati al miglioramento dei loro