Rassegna storica del Risorgimento

1849-1859 ; AUSTRIA ; ECONOMIA ; GERMANIA
anno <1957>   pagina <447>
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Un progetto di nesso economico italo-auslro-gi-r manico 447
venienza ad unirsi economicamente ad esso piuttosto che alla Prussia. Il De Bruck tendeva a completare questa contro-manovra: la semi-lega doga­nale con Modena avrebbe dovuto servire come cerniera tra il nesso austro germanicoitaliano (comprendeva, infatti, il Lombardo-Veneto) e il nesso ita­liano, cioè la Lega doganale dell'Italia media* che avrebbe dovuto compren­dere Modena, Parma, lo Stato pontificio, la Toscana e che, si sperava, a suo tempo avrebbe incluso anche il Regno delle Due Sicilie. Il grande mercato germanico mediante successive ed opportune articolazioni, sarebbe stato messo in comunicazione con un grande mercato italiano, e quindi sarebbe stato indotto a confluire verso l'Impero asburgico e verso l'Italia, piuttosto che verso la Prussia, la quale avrebbe potuto offrire- assai meno di quanto offrivano questi due mercati uniti assieme alle possibilità germaniche. Sol­tanto il Piemonte serebbe rimasto escluso, in Italia, mentre nel mondo ger­manico la Prussia, da capeggiatrice dello Zollverein, avrebbe dovuto ridursi a semplice associata del nesso austro-germanico, oppure avrebbe dovuto appartarsi.
Modena doveva farsi promotrice delle trattative per la Lega dell'Italia media, la quale proprio per mezzo del nuovo trattato di lega doganale si sa­rebbe collegata all'Impero austriaco. Ai fini del piano doganale italoaustro-germanico, era indispensabile che si conservasse la stessa tariffa daziaria colle classificazioni e voci della tariffa austriaca , altrimenti sarebbero man­cati il perno e la base comune, su cui poter avviare le negoziazioni alla com­binazione di quella uniformità che tanto avrebbe facilitato le future in­telligenze , avvertiva il Lebzeltern.1)
La Memoria, per convincere il governo di Modena ad agire, faceva ri­levare che le tariffe doganali dei quattro Stati dell'Italia centrale in quegli ultimi anni si erano sensibilmente avvicinate tra di loro, poiché quegli Stati le avevano fissate, ad esempio del Piemonte, sul principio liberistico: sa­rebbe stato, quindi, facile unificarle; ed insisteva: I rapporti... dei quattro Stati dell'Italia Media sono così omogenei, la geografica posizione, la natura loro, l'indole degli abitanti, i bisogni loro speciali, le proprie abitudini concor­rono naturalmente a spingerli ad una fusione commerciale ed industriale, che sarebbe riconosciuto come uno dei più prosperi avvenimenti che arrider possono a si bella parte della penisola, massime ora che tale Unione rimane potentemente incalzata dall'attuale movimento commerciale, dalla lega telegrafica, dalla po­stale, dalla libera navigazione del Po, ed in particolar modo dal contratto rela­tivo alle strade ferrate a cui tutti parteciparono. 2)
L'incoraggiamento finale cosi suonava: Verificandosi la stabile fusione d'interessi fra i due nessi doganali cioè Vaustrogermanico che comprende an­che il Regno Lombardo Veneto composto di settanta milioni di popoli di schiatta differente e diversificanti fra loro nei bisogni e nelle produzioni, e /'Italiano ricco di circa sei milioni d'abitanti affratellati fra di loro per istirpe,per biso-
in mezzo alla Confederazione. E per agevolare un simile progetto, tolae egli la linea doga­nale Intermedio, che lungo la Laita separava l'Ungheria dalle altre Provincie dell'Impero e si accinse a rinnovare la tariffa daziaria austriaca, per accostarsi a quella dell'Unione tede­sca . (Vito di Francesco V Duca di Modena, Modena, 1876, II, p. 76).
i) Lettera al Forni del 12 marzo 1857* cit. Si ricordi che il Forni era ministro degli Affari Esteri del Duca di Modena.
2) Memoria allegata alla lett. 12 marzo 1857 del Lebzeltern al Forni, cit.