Rassegna storica del Risorgimento
1849-1859 ; AUSTRIA ; ECONOMIA ; GERMANIA
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1957
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Umberto Marcelli
gni, e per rapporti doganali, commerciali ed industriali, gli Stati ducali di Mo~ delta e Parma posti nel mezzo della grande combinazione suindicata sarebbero i centri intermediari del grandioso commercio che vicendevolmente eserciteranno i due nessi doganali ed il loro commercio e l'industria loro prosperando in modo singolare si avvicinerebbero allo sviluppo ed al progresso di quelli delle grandi Nazioni, e verrebbero esercitati sopra una scala per così dire Europea. *)
Noi crediamo che Vienna non poteva riconoscere con maggior precisione l'erroneità e l'arretratezza della politica da lei seguita in Italia fino a quel momento, e nello stesso tempo crediamo che la politica cavouriana non abbia mai ottenuto successo maggiore di questo (ci si perdoni l'eventuale esagerazione), di indurre, cioè, l'Austria a farsi promotrice del programma di unificazione italiana, sia pure su base economica. rf
Dopo la tremenda scossa del 1848, seguita a breve distanza dalla guerra di Crimea e dai successi di politica economica e diplomatica del Piemonte, méntre gravava a nord la Prussia con lo Zollverein, l'Austria si era finalmente accorta che la sua posizione in Europa sarebbe stata quanto mai privilegiata se avesse usato quegli stessi strumenti che il progrediente industrialismo e la moderna scienza economica mettevano in mano ai suoi nemici.z) Se il liberalismo, alleatosi per il momento con lo spirito di nazionalità, batteva in breccia la politica austriaca perchè legata alle vecchie strutture economiche e quindi sorda alle esigenze nuove, che si chiamavano ferrovie, telegrafo, industrialismo in generale e perciò mercati più ampi, appunto mercati nazionali e conseguentemente Stati nazionali (più moderni, dal punto di vista rigorosamente economico, soltanto in quanto organizzavano almeno nel loro interno un mercato di dimensioni molto maggiori di quelli antichi), l'Austria, impero supernazionale con addentellati politici che estendevano la sua zona d'influenza a dimensioni quasi continentali nel!' Occidente europeo, se si fosse fatta promotrice di un rivoluzionario rammodernamento economico entro questa zona d'influenza mediante il largo e sistematico impiego dei ritrovati delle scienze moderne (ferrovie, libertà di commercio, ecc.), l'Austria poteva controbattere con successo i suoi nemici, il liberalismo ed il nazionalismo, staccando il primo dal secondo in quanto ne avrebbe accettato il programma economico e sociale a sostanza cosmopolitica e riducendo il secondo a pura idea morale. 3) Se, com'è giusto, dobbiamo tenere in considerazione nel tentativo di interpretare il nostro Risorgimento l'aspirazione della borghesia italiana ad una sovrastruttura politica meglio corrispondente ai suoi interessi, noi vediamo che quest'aspirazione non conduceva ineluttabilmente allo Stato nazionale, poiché, anzi, entro i più vasti limiti dello Stato
3) Memoria allegata alla lett. 12 marzo 1857 del Lebzeltern al Forni, cit.
2) Quale pericolo costituisse per la nazionalità italiana una politica economica austrìaca di larghe vedute fu ben compreso in Piemonte, e fuori, da Cesare Balbo e dal Manzoni, per esempio (si veda E. ROTA, Spiritualità ed economismo nel Risorgimento italiano, in Questioni di Storia del Risorgimento e dell'unità d'Italia, Milano, 1951, p. 246). Carlo Cattaneo, invece, sarebbe stato favorevole ad una tale politica economica, sebbene dannosa per l'unità d'Ita-lia (si veda W. MA TI; iti. Partiti politici e correnti di pensiero nei Risorgimento, in Questioni eìf., p. 411 ; per il contrasto del Cattaneo, su questo argomento, col Cavour e col Petitti, ivi, p. 412).
3) sui valore etico dell'idea nazionale nel Risorgimento, si veda F. CRABOD, Storia detta politica estera italiana dal J870 al 1896, voL I, Le premesse. Bari, 1951, specialmente il cap. I). Sui tentativi di unificazione politica dell'Italia da parte dell'Austria, v. R. MOSCA.*!, Austria, Napoli e gli Stati conservatori italiani (1849-1852), Napoli, 1942.