Rassegna storica del Risorgimento

1849-1859 ; AUSTRIA ; ECONOMIA ; GERMANIA
anno <1957>   pagina <449>
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Un progetto di nesso economico italo-auslro-eermanico 449
sovranazionalc asburgico quest'aspirazione sarebbe stata soddisfatta con una sovrastruttura più adeguata. La presentazione di questo grandioso program­ma, per via diplomatica, al governo di Modena, suscitò vivo turbamento e grave perplessità nei ministri e nello stesso sovrano. ' > Si temette, ed era comprensibile, che l'unificazione economica compromettesse irrimediabil­mente le divisioni politiche, e quindi mettesse in discussione l'esistenza stessa delle varie corti. Il Forni scrisse di getto le sue impressioni su questa inizia­tiva austriaca, e formulò alcune proposte sull'atteggiamento da assumere di fronte ad essa: La comunicazione fatta dall''Austria merita di essere consi­derata di fronte alla sua importanza in materia, e di fronte ai mezzi insinuati per metterla in pratica*
Si può giudicare che i mezzi suddetti non siano efficaci, e quindi si può supporre che o VAustria sia involontariamente trascorsa nel suggerirli tali, o che volontariamente li abbia proposti tali per avere il merito della proposta, e per lasciare agli altri il demerito della mala riuscita. Nel pròno caso non esiterà a modificarli, nel secondo vorrà mantenerli. Data la prima ipotesi il Governo Estense potrà persuadersi che VAustria vuole effettivamente nella Lega Doganale Italiana, creare una Italia senza il Piemonte, a cui essa dia la mano: data la seconda ipotesi il Governo stesso potrà sospettare che VAustria mostri soltanto di volerla per far vedere all'Inghilterra che essa promuove le utili riforme in Ita-Uà, ma che gVItaliani non le abbracciano e non sanno mettersi d'accordo per ef­fettuarle...... Dove la prima ipotesi prendesse invece consistenza, allora non è
solo da osservare a scegliere mezzi più efficaci di attuazione, ma è da maturare prima e con freddezza l'importanza della proposta in massima, onde convenirsi, dietro Pesame della ingerenza tranquillizzante che VAustria potesse mantenere nella combinazione, che la combinazione stessa non uscirebbe dai termini doga­nali per invadere quelli della politica. 2)
Il Ministro comprendeva bene che scopo di Vienna poteva essere pro­prio quello di servirsi della moderna mentalità Borghese e capitalistica (e quindi proprio per questo cosmopolitica) quale dissolvente del sentimento nazionale italiano; ma temeva, nello stesso tempo, che tanta modernità di concezione, finisse per travolgere lo status quo politico, entro il quale avrebbe dovuto adagiarsi il nuovo, vasto mondo degli affari.
Francesco V prima di dare una risposta concreta, richiese confidenzial­mente un parere al Granduca di Toscana (e questo era anche un modo per farsi promotore della lega, secondo il desiderio dell'Austria). Leopoldo II ri­mase anch'egli assai turbato; gli parve che non si potesse rispondere a Vien­na con un no assoluto , che il progetto meritasse studio, perchè erate cosa nuova per noi . E osservava: Toscana ha lunga costa di mare: ha contratti con altre Potenze stipulati. Ma il correr rapido degli eventi è pur vero; i cerchi
dodi affari si allargano , e tutti i sistemi doganali dei nostri antichi (quando
anche fra le molte provincie della pìccola Toscana erano dogane, tolte dal Nonno mio) vanno a subire variazioni sostanziali: quando predomina il celere transito
1) Q Broglio D'Alano (op. eli., pp. 652-53, voi. 43, a. 1911) illustra l'iniziativa presa da Pio IX nel 1847 per costituire una lega doganale italiana in funzione anti-austriacn. Adesso Modena se la vedeva ripresentare in funzione antì-piemontese ed anti-Riaorgi-;mento.
2) A. R. M. A. E., foglio unito al n. 5 Prot. Ru. 1857 (A. G.M.).