Rassegna storica del Risorgimento

ECONOMIA
anno <1957>   pagina <455>
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L'industria tessile nel Risorgimento italiano 455
2. Queste distinzioni, comunque, meglio consentono, proprio secondo una visuale sintetica, d'inquadrare il problema che oggi ci occupa: lo sviluppo dell'industria tessile durante il nostro Risorgimento. Ma a questo punto sabito ci si pone una domanda: entro quali limiti temporali è possibile deli­mitare il processo storico che per l'appunto va sotto questo nome? Per coloro che si occupano in prevalenza di storia politica, la risposta è abbastanza facile. Esistono, è vero, fasi di maturazione. Esistono, è pur vero, fasi di svi­luppo. Ma ci sono sempre date che costituiscono come delle pietre miliari sul cammino della storia. Il 1821 od il 1848, tanto per tare un esempio, gli anni delle grandi speranze. Per la storia economica, invece ed in particolare per quella dell'industria tessile, il problema è assai più complesso, poiché la ma­turazione e lo sviluppo dei processi produttivi, come ho appena osservato, non hanno praticamente confini di tempo, se non. forse quelle date che si rife-i riscono a particolari invenzioni di carattere industriale, tappe del progresso tecnico. Così, per esempio, quelle ehe riguardano l'invenzione della macchina a vapore, del telaio meccanico, della filiera per fibre artificiali, e via dicendo. Le date di queste invenzioni ci sono anzi d'aiuto per la delimitazione tempo­rale ohe, se anche può sembrare prospettata per comodità di studio, consente pur sempre di cominciare dalle scaturigini del Risorgimento italiano. Voglio riferirmi, cioè, alla seconda metà del secolo XVIII, durante il quale l'inven­zione della macchina a vapore e di molti procedimenti meccanici per la lavo­razione delle fibre tessili, consenti in molti paesi, se non subito in Italia, un deciso trapasso dalla fase artigianale a quella industriale.
Perchè non subito in Italia? Si tratta di fatti che voi ben conoscete. Da secoli il nostro Paese, e specialmente la pianura padana, era il campo di battaglia sul quale venivano a concludersi le grandi lotte per la formazione dei vari Stati centralizzati d'Europa. Ma proprio per questo il nostro Paese continuava ad essere spezzettato in molteplici formazioni politiche. Le stesse tre regioni sulle quali fissiamo oggi l'attenzione avevano una propria perso­nalità statale: il Piemonte sotto i Savoia, la Lombardia sotto gli Absburgo ed il Veneto ancora ordinato a repubblica indipendente. La mancata unifica­zione politica del nostro Paese necessariamente contribuiva a creare un am­biente piuttosto negativo nei confronti d'un più. deciso trapasso dalla fase artigianale a quella industriale. Non mancavano, anche da noi, chiazze d'il­luminismo economico, con principi assoluti decisi a spingere le regioni loro soggette verso una maggior attività manifattiera. Ma salvo episodi partico­lari, che del resto confermavano la regola, non c'era ancora nell'Italia setten­trionale un ambiente adatto per tali trasformazioni.
Molte volte gli storici si sono presentati il problema di questo ritardo della formazione industriale italiana rispetto a quella di altri paesi. Ragioni geografiche, in primo luogo. La scoperta dei nuovi continenti aveva deviato le correnti di traffico dal Mediterraneo, togliendo molte fonti di lucro mercanti­le, ed anemizzando cosi la capacità d'investimento dei capitali. Gli sconvol­gimenti politici e le guerre, alle quali ho già accennato, avevano poi creato un regime d'insicurezza, il quale di certo non costituiva uno stimolo per allar­gare la visione produttiva al di là della stretta cerchia cittadina. Ed a questo vanno aggiunte barriere doganali, proibizionismi per l'importazione e l'espor­tazione di materie prime e prodotti finiti, un'impalcatura corporativa che si rifaceva a situazioni produttive dei tutto trapassate, e cosi via. Gli storici