Rassegna storica del Risorgimento

ECONOMIA
anno <1957>   pagina <457>
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L'industria tessile nel Risorgimento italiano 457
Molte volte s'è discusso, anche eoa intenti polemici, sui vantaggi e sugli svan­taggi dei rimaneggiamenti politici e territoriali effettuati in casa nostra a cavallo del XVIII e del XIX secolo da Napoleone, sia da un punto di vista generale che da quello più particolare dell'industria tessile.
Se si tien conto del fatto che durante tutto il periodo napoleonico l'inte­resse dell'industria francese primeggio rispetto a quello dei vari Stati satel­liti, bisogna necessariamente mettere sulla bilancia alcuni pesi negativi. Nonostante la formale autonomia politica, ogni qual volta le forze economiche della Repubblica Cisalpina cercavano di prospettare a Parigi alcune necessità produttive, sempre si vedevano posti innanzi gli interessi dell'industria fran­cese. In particolare quest'industria voleva avere le materie prime (la seta in prima linea) e nello stesso tempo intendeva esportare in condizioni di pri­vilegio prodotti finiti d'ogni genere, e soprattutto quelli tessili, come seterie, laneric, cotonate, e via dicendo. La concezione dell'impero napoleonico degli Stati satelliti, da questo punto di vista, era puramente colonialistica. Anche il cosiddetto blocco continentale, primo esempio di autarchia europea, per il fatto stesso d'esser governato escusivamente dal centro di Parigi, non sempre recò quei benefici che ci si poteva attendere, vale a dire quello di mettere le industrie tessili europee al riparo dell'accanita concorrenza inglese, la quale operava con parecchi decenni di vantaggio sul cammino della rivolu­zione industriale.
Tuttavia, non possiamo fare a meno di mettere sull'altro piatto della bilancia anche molti pesi positivi. L'avventura napoleonica in Italia può sembrare manifestarsi solo come un continuo modellamento e rimodellamento di Stari. Ma pure da questo continuo mutamento di frontiere risulta un fatto sostanziale, e più precisamente quello dell'unificazione dei mercati locali in più vasti mercati regionali e nazionali. Orbene, se si tien conto che uno dei fattori che più avevano contribuito ad intristire l'attività politica del secolo precedente era proprio determinato dal loro rinchiudersi in se stessi, per ragioni di carattere politico e geografico, così appare evidente che l'espan­sione dei mercati di sbocco contribuì potentemente a dinamicizzare i consumi, sia tra gli strati cittadini che campagnoli, ed a porli in tal modo in grado di usufruire delle nuove invenzioni tecniche in campo tessile, occasione per sviluppare automaticamente una nostra rivoluzione industriale.
TJn altro fattore favorevole, specie per l'industria tessile, risultò dalla continua domanda per soddisfare i bisógni militari. La guerra, si sa bene, non crea capitali. Se mai, li distrugge. Crea, invece, imprenditori. I rivolgi­menti operati dalla Rivoluzione francese e dalle guerre napoleoniche trassero nuove energie, prima latenti, dai più vari strati sociali, e le portarono al fuoco delle nuove necessità produttive. Nella seconda metà del'secolo precedente, i bisogni tessili, specie quelli delle classi più umili, che però contavano il mag­gior numero di consumatori, erano soddisfatti in prevalenza dall'attività casalinga ed artigianale. Solo in rarissimi casi si poteva osservare qualche opificio di dimensioni relativamente grandi.
La necessità di soddisfare bisogni militari fece convergere la domanda sa merci tipificate che non potevano esBer prodotte dall'attività artigianale e casalinga, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo. Neanche più soccorreva il lavoro a domicilio, capillarmente organizsato da mercanti più che da industriali. Occorrevano, invece, fabbriche guidate da imprenditori