Rassegna storica del Risorgimento

ECONOMIA
anno <1957>   pagina <458>
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Franco Marinoni
in grado d'assumersi il rischio connesso a tale mansione, un rischio parti­colarmente elevato in periodi di continue guerre e rivoluzioni. Per qnesto si può veramente dice che nonostante la pressione dell'industria francese,, l'avventura napoleonica contribuì a scuotere l'attività produttiva in Piemonte, Lombardia e Veneto da una sonnolenza secolare. Infine, per completare il quadro, si deve anche aggiungere che nel periodo napoleonico i prezzi conti­nuamente aumentarono (oggi si potrebbe dire che vi fu una continua pressione inflazionistica), ciò che non mancò di dare all'attività produttiva un tono soste­nuto anche se alquanto artificiale.
I rapporti fra l'industria francese e quella italiana nel periodo napoleo­nico furono veramente caratteristici per mostrare che le forze economiche una volta poste in libertà, non possono facilmente esser imbrigliate da prov­vedimenti di carattere politico. Difatti, l'industria tessile francese, per quanto attenta a non lasciar nascere un'industria italiana necessariamente concor­rente, non potè arrestarne lo sviluppo. E non potè ottenere questo risultato, come era forse nelle sue intenzioni, poiché nel frattempo s'iniziò un cambia­mento nella struttura produttiva della nostra industria tessile.
Nei secoli precedenti, la nostra industria era prevalentemente nota come produttrice di manufatti fini, destinati a soddisfare i consumi di classi assai agiate. Si pensi solo all'industria serica. Nel periodo napoleonico, invece sempre più s'allargano e s'industrializzano le manifatture destinate a soddi­sfare i bisogni di più vaste cerchie di popolazione con redditi più modesti. A questo proposito, si ripensi ai bisogni militari di tessuti lanieri grossolani e resistenti, ma soprattutto a buon mercato, ed infine alla progressiva intro­duzione, avvenuta in quel torno di tempo, dell'industria cotoniera destinata successivamente a recare grandissimo impulso all'industria italiana. In altre parole, l'avventura napoleonica contribuì efficacemente a dare un'impronta nazionale all'industria italiana, portandola a considerare i bisogni di massa di consumatori sempre più ingenti ed esigenti.
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4. Ritiratasi l'ondata napoleonica, restarono in Piemonte, in Lombar­dia e nel Veneto i piloni fondamentali sui quali poggiarono quegli sviluppi successivi che subito analizzerò. La politica economica tra lo scoppio della Rivoluzione francese e la caduta di Napoleone, coi suoi protezionismi, con le sue necessità militari, con la creazione dei primi imprenditori, e via di­cendo, aveva creato i primi nuclei d'una industria manifatturiera. Questi nuclei nessuno lascerà più scomparire. L'Austria, aggregandosi il Lombardo-Veneto, cercò di favorirne ulteriormente lo sviluppo industriale. Il Piemonte, sotto la monarchia sabauda, si pose al centro del Risorgimento italiano, intuendo che solo attraverso una salda industrializzazione tale compito poteva veramente essere assolto.
Devesi osservare, tuttavia, che questa precisa visione sulle necessità economiche delle varie regioni non fu immediata. Anzi, nei primi anni dopo il fra n tu m amento della costruzione napoleonica, si assistette ad un ritorno all'antico* Si ubbidì, così, quasi inconsapevolmente, a pregiudizi ed a tra­dizioni che portarono in un primo tempo ad una ripresa di sistemi corpora­tivistici ormai condannati dal progresso economico e tecnico; s'instaurarono regolamenti quanto mai severi sull'industria manifatturiera; si posero più alte barriere doganali tra le varie regioni italiane. Del resto, questo acceso