Rassegna storica del Risorgimento

ECONOMIA
anno <1957>   pagina <460>
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Franco Marinoni
la Lombardia si specializzò piuttosto per la produzione e l'esportazione al­l'estero di questa materia prima. Scarso sviluppo* salvo limitate località, manifestò invece l'industria laniera, piuttosto concentrata nel Veneto. Invece, l'industria che più. si giovò di questo clima espansivo fu quella cotoniera, che veramente si pose alla testa del progresso tecnico in campo tessile.
Già ho detto che il regime napoleonico aveva recato notevole beneficio alla struttura produttiva italiana attraverso la creazione di una classe impren­ditoriale. H ritorno del dominio straniero soffocò, per qualche tempo, le atti­tudini di questa nuova classe, ma non per molto tempo, tanto più che dal­l'estero, e più. precisamente dalla Svizzera, affluirono in Lombardia capitali e tecnici, i quali a poco a poco aiutarono gli industriali ad installare nell'alto milanese una cospicua industria cotoniera. La produzione cominciò ad aumen­tare e a migliorare anche dal punto di vista qualitativo. Ormai l'industria cotoniera lombarda non aveva più nulla da temere dal confronto con altre industrie straniere che pur l'avevano preceduta sul cammino della rivolu­zione industriale. Il Veneto, invece, restò alquanto indietro, salvo che in campo laniero.
Questo complesso di fatti, che qui per necessità di cose ho dovuto rias­sumere, consente una prima conclusione, e cioè la constatazione degli intimi legami tra i fermenti politici che diedero l'avvio al Risorgimento italiano e l'unificazione economica del nuovo Stato. Le tre regioni qui considerate ebbero veramente una posizione di preminenza rispetto alle altre regioni italiane alla vigilia dell'unificazione, non solo dal punto di vista politico, ma anche economico.
5. Questa preminenza fu conservata anche nei decenni successivi all'unificazione, la quale, come sempre accade, non recò qui quei vantaggi che molti s'attendevano. Nei periodi di preparazione si è portati ad ingran­dire le speranze, a vagheggiare sviluppi, ad intrawedere possibilità che poi, alla resa dei conti, si scontrano con la dura realtà dei fatti. Molti si sono già intrattenuti su questo argomento e non sarò certo io a ripetervi cose note. La contraddizione tra le speranze coltivate nel periodo precedente all'unifi­cazione e le certezze che via via si schiudevano davanti agli artefici del Risor­gimento italiano, determinava uno stato d'insoddisfazione che poi si tradu­ceva in irrequietezza politica. Gli è che non si erano ben misurate le risorse effettivamente disponibili nel Paese ed i bisogni grandi che si dovevano soddisfare.
Tuttavia, oggi lo si può ben dire, questa irrequietezza politica era soltanto apparente; nella sostanza, a poco a poco, come si conviene ai processi di svi­luppo economico che non consentono salti, si veniva sempre più intensificando la formazione di quella classe imprenditoriale che era stata al centro del Risorgimento italiano. questo si vede in modo spiccato se si esamina lo svi­luppo dell'industria tessile, la quale, non solo in Italia, ma in tatti gli altri paesi, è quella che apre per prima la strada all'industrializzazione delle aree che oggi chiamiamo arretrate, vale a dire che agevola il passaggio da una fase prevalentemente agrìcola ad una fase più nettamente industrializzata.
A questo proposito, però, si devo osservare che l'industria tessile, nel primi decenni dopo l'unificazione, si trovò di fronte ad un'acerba concorrenza da parte delle più. agguerrite industrie straniere. Si discusse parecchio, in quel