Rassegna storica del Risorgimento

ECONOMIA
anno <1957>   pagina <461>
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L'industria tessile nel Risorgimento italiano 461
torno di tempo, se quest'industria era o non era naturale in Italia. Per alcuni rami, per esempio quello serico, la si riteneva naturale, mentre per altri si stava sulla negativa. Ma erano queste discussioni di scarso rilievo pratico, e che comunque vennero eliminate con le tariffe doganali del 1878 e del 1887, le quali, mettendo al riparo la nostra industria da una concorrenza non sempre nasata su elementi puramente economici, consentirono un ulteriore irrobusti­mento della nostra industria tessile, tanto da permettere quegli sviluppi che si constatarono nei decenni successivi fino allo scoppio della prima guerra mondiale.
Molti furono gli ostacoli di carattere tecnico ed economico che l'indu­stria tessile dell'Italia settentrionale dovette superare. Quelli di carattere tec­nico potevano essere affrontati, come ho già detto, grazie all'apporto di capi­tali e di cognizioni dall'estero. Per quelli di carattere economico-, invece, nonostante l'unificazione dell'intero mercato nazionale, il compito fu più lun­go e non andò esente da un appesantimento dei costi, il quale, naturalmente, si ripercuoteva sulle capacità di resistenza della concorrenza straniera. Di­fatti, la nostra industria tessile manifestava, anche in quel tempo, una capa­cità tecnica di produzione nettamente superiore a quella commerciale. E vero che il mercato si era considerevolmente allargato. Ma è altrettanto vero che l'industria, non trovando un'adeguata organizzazione commerciale, dovette affrontare anche questo compito, ritardando per parecchio tempo quella tipi­ficazione e diversificazione dei prodotti che, come tutti sanno, costituiscono una delle premesse per la riduzione dei costi.
Parlando della preminenza dell'industria settentrionale in campo tessile, devo pure ricordare un altro fatto. Anche in molte località meridionali, esi­stevano, prima dell'unificazione, industrie tessili di vario tipo e natura. Già al momento dell'unificazione l'industria meridionale dovette subire la con­correnza di quella settentrionale, ed anche di quella straniera. Ed in molti casi dovette dichiararsi vinta, per cui parecchi rami secchi caddero auto­maticamente.
La concorrenza tra l'industria tessile settentrionale e meridionale s'ina­sprì ulteriormente con le tariffe protettive del 1878 e 1887, sicché, dopo pochi anni, quasi più nulla restava dell'industria meridionale. Ci si è parecchie volte domandati quali sono le ragioni che hanno portato a questa eliminazione. Non starò qui a riassumere le polemiche sviluppatesi tra liberisti e protezio­nisti, proprio prendendo lo spunto da questo fatto. Tuttavia, mi pare di poter fare un'osservazione essenziale per consentire un giudizio obiettivo. E bensì vero che le tariffe doganali dianzi ricordate consentirono un progressivo irro­bustimento dell'industria tessile italiana. Ma si trattava di tariffe che vale­vano tanto per Fattività settentrionale, quanto per quella meridionale. Sicché, è da ritenere che la progressiva scomparsa dell'industria tessile meridionale, non tanto sia dipesa dall'ondata protezionistica, che del resto non era esclu­siva per l'Italia, ma osservabile anche in molti altri paesi europei, bensì dal fatto che l'industria meridionale aveva in se stessa ragioni di costituzionale debolezza che vennero in luce proprio con l'allargamento dei mercati, in seguito all'unificazione politica del Risorgimento.
Questa costituzionale debolezza la si può vedere nel fatto che le industrie meridionali non solo erano riparate, prima dell'unificazione, da tariffe doga­nali altissime, in contrapposizione al liberismo instaurato in Piemonte e nel