Rassegna storica del Risorgimento
ECONOMIA
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1957
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Franco Marinoni
Lombardo-Veneto, ma anche, e soprattutto, dal fatto che si trattava d'industrie nate e cresciute sotto Tocchio vigile dello Stato, in quanto risalivano all'azione dei principi illuministi del secolo precedente. Durante tutto il secolo XIX quest'azione, non era stata continuata, ossia non si era progressivamente agevolata la creazione di quella classe imprenditoriale che invece aveva fatto la fortuna della struttura produttiva dell'Italia settentrionale.
Pertanto, le industrie tessili dell'Italia meridionale costituivano quasi dei punti isolati nel deserto di una struttura sociale che non sapeva esprimere uomini capaci di coordinare i vari fattori della produzione con spirito imprenditoriale, e quindi capaci d'assumersi i rischi che questa azione necessariamente comportava. Del resto, mi pare che quest'osservazione non valga soltanto per l'industria tessile, e soprattutto non valga soltanto per il periodo qui considerato. Si tratta di un problema di più vaste dimensioni temporali, tanto che ancor oggi si continua a discutere sulla necessità di risollevare le aree depresse dell'Italia meridionale. E la miglior conclusione è ancor quella che se mancano gli uomini, ben scarso significato hanno gli investimenti di capitale.
6. L'adozione di una politica protezionistica ebbe, però, un significato di una più vasta importanza delle diatribe tra liberisti e protezionisti. Significò anche un cambiamento radicale rispetto ai tradizionali principi risorgimentali, basati su una cieca fede, forse un po' ingenua, ma meritevole d'ogni rispetto, nella libertà economica, automatica produttrice di benessere per tutti. In realtà, non si poteva continuare secondo questa strada, quando tutti gli altri paesi cercavano di proteggere le loro industrie. Se cosi non fosse stato, la nostra industria tessile, già di per se stessa di costituzione non molto forte, avrebbe finito con l'essere come il vaso di creta tra quelli di ferro.
Sta comunque il fatto che le tariffe protezionistiche dianzi ricordate agevolarono lo sviluppo e l'irrobustimento dell'industria tanto da consentirle non solo il rifornimento del mercato interno, ma anche di molti mercati internazionali, per cui a poco a poco le esportazioni tessili divennero un apporto fondamentale per la nostra bilancia dei pagamenti. E ciò, diciamolo pure, fino allo scoppio della prima guerra mondiale.
Conclusa la guerra, si capì subito che molte cose erano cambiate. La violenta recisione dei legami che tenevano prima avvinte le singole economie nazionali portò necessariamente alla determinazione di isole d'autosufficiènza economica. Durante il periodo bellico, molte materie prime non potevano giungere, né per vie dirette, né per vie traverse, ai manifattieri per la trasformazione in prodotti finiti. Questo stato di cose determinò due ordini di fatti che si ripercossero sull'ordinamento economico del dopoguerra, ed in particolare su quello della nostra industria tessile.
Intanto, primo fatto, nei paesi belligeranti si determinarono le condizioni necessarie e sufficienti per imprimere un impulso vigoroso a tutte le ricerche atte a fornire surrogati ai prodotti che non potevano più venire dall'estero. Ma anche un altro fatto contribuì a modificare le strutture produttive internazionali, e precisamente l'industrializzazione dei paesi tradizionalmente produttori di materie prime. Tanto la ricerca di surrogati per le materie prime, quanto l'industrializzazione dei paesi agricoli, furono grandemente agevolate dallo spirito d'iniziativa e di ricerca, stimolato spesso dall'azione