Rassegna storica del Risorgimento

ROMA ; GIURISDIZIONALISMO
anno <1957>   pagina <467>
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La liquidazioni (Udì'naso acclesiatico a Roma 467
dita pubblica. Cereamente una parte non indifferente di questo patrimonio riuscì a sfuggire alla liquidazione, se nel 1881 lo stesso Regio Commissario parlava di stabili e capitan, azioni e diritti che dai rappresentanti degli enti soppressi non vennero alla Giunta liquidatrioe nelle occasioni delle prese di possesso denunciati, e che la fraudolenza ed il raggiro riuscirono a mantenere finora nascosti . ') Si aggiunga che per riconoscere il carattere di laicale al patronato delle fondazioni ecclesiastiche (condizione necessaria per de­cretarne la soppressione) occorreva svolgere delle lunghe ricerche, e che queste furono rese pressoché impossibili perchè ovviamente si trovarono chiusi ad ogni investigazione gli uffici e gli archivi ecclesiastici.
Ciò nonostante la liquidazione colpì profondamente la proprietà ec­clesiastica e nella città, e nella campagna: basti pensare alle cento tenute, estese più di cinquantamila ettari, che nel giro di pochi anni furono immesse nel libero commercio. Nell'intenzione del legislatore la sottrazione alla mano­morta di una così gran parte dell'agro avrebbe dovuto portare rapidamente ad una radicale trasformazione dell'economia nella campagna romana. L'agro vasto 204 mila ettari, era diviso nel 1870 tra 204 proprietari, con una media individuale di mille ettari. 2) Dire che ogni proprietario possedeva in media mille ettari è dire ancora poco, perchè una proprietà così estesa potrebbe pur rientrare nei limiti normali di ima razionale ripartizione della possiden­za ,3' ma il fatto è che otto proprietari, da soli, ne possedevano quasi la metà, cioè più di centomila ettari. Altri 40 mila ettari erano in mano di tre­dici proprietari, sicché, in conclusione, 21 persone si dividevano i tre quarti dell'agro romano, con una media individuale di 6.700 ettari. *) Essi erano nobili, come i Borghese, i Torlonia, gli Aldobrandini, i Massimo, i Pallavi­cini, oppure enti ecclesiastici, come il Capitolo di San Pietro in Vaticano (19 mila ettari), il Capitolo di San Giovanni in Laterano (3.600 ettari), o infine opere pie, come l'ospedale di Santo Spirito (15 mila ettari). Nel 1870 la grande proprietà borghese non è ancora nata: La borghesia territoriale in Roma non esiste, salvo come proprietaria di qualche vigna... qualche caseggiato ... di fabbriche e d'industrie Roma non ha quasi traccia; e la sola borghesia potente ma ristrettissima è quella dei mercanti di campagna o grandi affittuari di tenute . s) Tale è la situazione che ci si presenta alla vigilia della liquidazione.
Le vendite dei beni ecclesiastici ebbero inizio nel dicembre 1873, e pro­seguirono per più di un decennio, prima sotto la Giunta liquidatrice, e poi sotto il Regio Commissariato. Negli anni 1873-1882 i fondi delle corpora­zioni religiose furono divisi in 1412 lotti, per un'estensione complessiva di 36.400 ettari, ricavandosi lire 32.420.358. 6> Considerando che tra il 1 gen­naio 1883 ed il 30 settembre 1884, giorno in cui cessò l'attività del Regio
D Relazione del Regio Commissariati), 6 maggio 1881, p. 153.
*) Cfr. WEHITBB SOMBAHT, La campagna romana, Torino, Loesoher, 1891, p. 69.
s) Ibidem.
*) Nel corso degli Itimi secoli la proprietà s'era sempre più concentrata nelle mani di pochi; infatti od 1660 si contavano nell'agro 443 proprietari; nel 1702 erano diventati 409, e nel 1803 soltanto 362. Cfr. W. SOMBAHT. op. cii., p. 67.
5) V. il memoriale di DIOMEDE I'ANTALKONI, Sullo condizioni attuali di Rama e sui rapporti attuali col Papato, del 10 maggio 1871 ; Archivio Visoonti-Venostn (Archivio Centrale dello Stato)*
b) Relazione della Commissione di vigilanza, 24 giugno 1883, p. 12.