Rassegna storica del Risorgimento
ROMA ; GIURISDIZIONALISMO
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1957
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pagina
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468
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468 Piero Melograni
Commissariato. furono venduti altri 550 lotti, per lire 2.002.801, la somma complessiva ricavata da tutte le vendite di beni ecclesiastici fu di lire 34.423.159 con l'avvertenza che e al dì 1 ottobre (1884) ... rimanevano invenduti per mancanza di oblatori altri lotti 240, stimati in complesso lire 1.666.842 . *> furono inoltre concesse in enfiteusi 22 tenute, di ettari 16.669, al canone annuo di lire 493.510. *>
Ài fine di agevolare il concorso degli acquirenti la legge prevedeva un sistema di facilitazioni di pagamento, secondo il quale ogni acquirente, versato subito un decimo del prezzo, poteva pagare i restanti nove decimi e a rate eguali, in 18 anni con l'interesse scalare del 6 per cento .3* In un primo tempo le vendite procedettero in maniera soddisfacente, ma più tardi le cose mutarono: le aste andarono deserte, e molti di coloro che già avevano acquistato dei lotti, non continuarono più. a versare le rate del prezzo d'acquisto. Nel 1874 la Giunta liquidatrice pose all'incanto 247 lotti, e solamente per 12 di essi non si presentarono oblatori. Ma nel 1875 i lotti invenduti furono 46 (su 207); nel 1876: 51 (su 176); nel 1877: 85 (su 236); nel 1878: 105 (su 214); nel 1881: 155 (su 365); nel 1882: 121 (su 191).4)
Come spiegare questo fenomeno? Tutto un insieme di cause contribuì al cattivo risultato delle operazioni di vendita, e qui ci limiteremo ad indicare solo le principali fra esse. A) Una notevole scarsezza di capitali privati e l'assenza di una vera e propria borghesia terriera. B) La contemporanea vendita di beni ecclesiastici che il demanio conduceva in Italia e nella stessa provincia romana, in concorrenza con la Giunta liquidatrice. s) C) La grave crisi agraria che afflisse in quegli anni le campagne di Roma, provocata dal-l'inserirsi del ristretto mercato agricolo locale nel più ampio mercato nazionale, ed aggravato dalla fortissima pressione fiscale esercitata dal nuovo stato. D) La mancata lottizzazione delle grandi tenute e la fretta che s'ebbe nell'indire le aste, le quali allontanarono il contadino ed il piccolo proprietario che non disponeva di grandi capitali e non avrebbe avuto mezzi e modi di adire una vendita pubblica, annunziata dall'oggi al domani, nei giornali ufficiali, di cui ordinariamente riusciva a prender cognizione solo quando Tasta era già avvenuta . 6) E) Per ultimo la scomunica lanciata da Pio IX. Essa servì ad allontanare dalle aste solo i contadini ignoranti, perchè, come poi vedremo, i cattolici più avveduti trovarono il modo di acquistare i beni già appartenuti alla Chiesa, senza incorrere nelle sanzioni religiose.
La diserzione dalle aste portava come conseguenza il ribasso dei prezzi d'incanto, cosicché una gran parte dei lotti dovette essere venduta ad un prezzo enormemente inferiore al suo valore reale. Come se ciò non fosse bastato a compromettere il successo delle operazioni di vendita, s'aggiunse
1) Relazione della Commissione di vigilanza, 14 dicembre 1884, p. 10.
2) Relazione della Commissione di vigilanza, 24 giugno 1883, p. 12.
3) Legge 15 agosto 1867, arti. 13 e 14.
*) Cfr. Relazione della Giunta liquidatrice, 26 febbraio 187S, p. 33; idem., 23 marzo 1876, p. 77 id. 17 giugno 1877, p. 48; id. 29 ottobre 1878, p. 22; e Relazione del Regio Commissariato, 19 novembre 1879, p. 23; id. 30 giugno 1882, p. 39-40; id. 18 aprile 1883, p. 15.
5) Cfr. il Capo VII del Regolamento per l'esecuzione della Legge 19 giugno 1873, approvato con T. d. 11 luglio 1873, n. 1461.
6) W. SOMBART, op. eie, p. 181.