Rassegna storica del Risorgimento

ROMA ; GIURISDIZIONALISMO
anno <1957>   pagina <469>
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La liquidazione dell'asse ecclesiastico a Roma 469
che molti acquirenti, versata una o pia rete del prezzo d'acquisto, si Te­sero morosi. Il desiderio di facili guadagni scrisse il Regio Commissa­rio e la fiducia eccessiva nelle speranze realizzabili nel diciottennio, dalla legge concesso pel rateato pagamento del prezzo dei beni, allettarono molti all'acquisto, i quali poi ai trovarono impotenti a soddisfare gli assunti im­pegni, anche per le cattive annate sopraggiunte e i mancati raccolti. Di qui il ritardo nei versamenti, e le frequenti more invocate e concesse dalla Giunta Liquidatrice, la quale peraltro fu assai spesso costretta a ricorrere ad atti giudiziali per il recupero degli arretrati e degli interessi e alle rivendite in danno dei debitori ... Né é da tacere che grave discapito subisce l'ammini­strazione dalle rivendite giudiziali, perocché accade sempre che i primi incanti vadano deserti; e talvolta non si presentano oblatori che al quinto od al sesto esperimento, allorché sonosi dovuti fare ribassi financo di 8 o 9 decimi, sicché è avvenuto che una vigna in contrada Grottaperfctta. aggiudicata per lire 33.000, non si è ancora oggi potuta giudizialmente rivendere e si porrà all'in­canto per la sesta volta al prezzo di lire 12.784,89 . ' )
Poiché in una situazione tanto disastrosa i prezzi d'incanto dovevano essere già di per sé bassissimi, non bisogna dare troppa importanza a quel complessivo 20 d'aumento, che i prezzi di aggiudicazione riportarono sui prezzi d'incanto. Infatti nel periodo 1873-1882 i beni degli enti ecclesia­stici furono venduti per complessive lire 32.420.358,07, mentre i relativi prezzi d'incanto ammontavano a lire 27.078.681,92. La differenza fu di lire 5.341.676,15. Ma dai documenti non risulta di quali prezzi si tratti. Di primo incanto? Oppure, e con maggiore probabilità, dell'incanto in cui il bene fu aggiudicato, e che potè essere stato il terzo, il quarto, ecc. ? La cosa non è indifferente qualora si ricordi che ad ogni successiva asta, il bene doveva essere offerto ad un prezzo minore.2)
Da quanto abbiamo detto appare chiaro che, dal punto di vista del risul­tato finanziario, la liquidazione si concluse con un insuccesso; ma mancarono in pieno anche gli altri risultati, economico-sociali, che si attendevano dalla legge liquidatrice. Già sappiamo che nell'intenzione del legislatore la sop­pressione della manomorta ecclesiastica avrebbe dovuto contribuire decisa­mente a cancellare le tare tradizionali della vita economica di Roma e della sua campagna: occorre abolire l'inalienabilità dei predii fu autorevolmente proclamato e più specialmente dei predii rustici, che, continuando a rimanere sottratti alle feconde trasformazioni del libero commercio e della emulazione industriale, perpetuerebbero l'insalubrità e il disertamente- della campagna romana. 3) Ebbene, a liquidazione terminata, quando si poterono tirare le somme di una così complessa operazione, si riconobbe che tutto era rimasto come prima, e che s'era dimostrata ingiustificata una fiducia cosi incondizionata nei benefici effetti del libero commercio. L'inchiesta agra­ria dello J acini concluse che delle vendite delle manimorte non ne avevano approfittato che pochi, i quali avevano così riunito nelle loro mani ciò che
1) Relazione del Regio Commissariato, 19 novembre 1879, pp. 25-26.
2) Cfr. Legge 15 agosto 1867, art. 12.
3) Aiti dd Parlamento italiano. Camera dei Deputati, Legislatura XI, sessione 1871-72, stampato a. 136 p. 3. Relazione al decreto 2 novembre 1870.