Rassegna storica del Risorgimento

ROMA ; GIURISDIZIONALISMO
anno <1957>   pagina <470>
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470 Plorò Melograni
già possedevano le manimortc ecclesiastiche, creando una manomorta laica non meno pericolosa della prima.l)
La creazione della piccola proprietà doveva essere favorita da una di­sposizione contenuta nella legge 15 agosto 1867, ed estesa anche alla provin­cia di Roma: I beni saranno divisi in piccoli lotti per quanto possibile, tenuto conto degli interessi economici, delle condizioni agrarie e delle circo­stanze locali .2) Questa norma, per la sua incerta ed equivoca formula­zione, si prestava alle più elastiche interpretazioni, e difatti ci basterà, ricor­dare che la tenuta di Conca, di 5.625 ettari, fu divisa in tre soli lotti, e non di piii per mancanza di strade ! Ovviamente i tre lotti si riunirono nelle mani di un solo compratore, il mercante di campagna GoriMazzoleui. Anche la tenuta di Tragliata, di 1.661 ettari, divisa in tre lotti, fu assegnata ad un unico compratore. 3) Allarmato da questi fatti, l'on. Odescalchi rivolse un'interrogazione all'allora ministro della giustizia e dei culti, on. Vigliani. Quest'ultimo difese l'operato della Giunta liquidatrice, riferendo che ogni qualvolta erano stati posti all'incanto dei fondi divisi, o non s'erano trovati compratori, oppure i vari lotti, tutti insieme, erano stati aggiudicati ad una sola persona, E risultato alla Giunta specificò il ministro che le grandi tenute romane non possono in massima essere spezzate in piccoli poderi; che possono benissimo ammettere qualche divisione, ma una divisione molto limitata. Fu questo l'avviso dell'ufficio tecnico, che è costituito presso la Giunta .... Tale opinione fu pure quella del Ministero dell'agricoltura, indu-dustria e commercio . ) Il Vigliani con queste sue parole cercava di mascherare l'insuccesso della liquidazione dal punto di vista economico-sociale, ed avallava delle teorie che giovavano soltanto ai grandi speculatori. Se era pur difficile, infatti, la creazione di piccoli poderi al posto di tenute estese migliaia e migliaia di ettari, tuttavia si sarebbe dovuto fare ogni sforzo per dividere i grandi possedimenti, creare le condizioni di una nuova agri­coltura e non permettere in alcun modo che alla manomorta ecclesiastica si sostituisse Un'altra manomorta* I terreni, viceversa, finirono nelle mani de­gli speculatori e le tristi condizioni dell'agro restarono immutate. E ciò noi diciamo anche per i fondi che furono concessi in enfiteusi: l'enfiteuticario avrebbe dovuto eseguire delle migliorie, ma in realtà non mantenne mai gli obblighi contrattuali. 5)
Le aste, come sappiamo, ebbero inizio nel 1873, e proseguirono negli anni successivi. Gli acquirenti, alcune centinaia6) furono individui nella più gran parte della città, o provincia di Roma, distinti patrizi e cittadini, persone appartenenti a tutte le classi,, secondo quanto riferì la Giunta liquidatrice. In realtà l'elemento dominante fu quello borghese. I beni
l) V. Atti della Giunta per la inchiesta agraria e sulle condizioni della classe agricola. Roma, 1883, voi. XI, tomo 3, p. 106.
2) V. Legge 15 agosto 1867, art. 9.
3) Cfr. Atti del Parlamento italiano. Camera dei Deputati, sessione 1874-75, DiseusUmi, voi. Ili, p. 2222 e sgg. - Seduta del 19 marzo 1875.
4> Ibidem, p. 2225.
3) Cfr. su onesto argomento Atti della Giunta per la inchiesta agraria, eit., voi. XI, tomo 3, p. 106 e p. 581. Cfr. anche W. SOMBAUT, op. cit., pp.185 e sgg.
6) Fino al 1879 furono circa cinquecento. Cfr. Relazione della Commissione di vigilanza 10 febbraio 1879, p. 18.