Rassegna storica del Risorgimento

ROMA ; GIURISDIZIONALISMO
anno <1957>   pagina <471>
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La liquidazione dell'asse ecclesiastico a Roma 471
ecclesiastici furono venduti a borghesi, nobili ed ecclesiastici, ma oneste due ultime categorie di acquirenti restarono senz'altro sopraffatte dalla prima. *> I maggiori acquisti, alle prime aste, si dovettero a due mercanti di campagna, fino ad allora grandi affittuari, ed ora anche grandi proprietari: Achille Gori-Mazzoleni e Vincenzo Tittoni. Il primo acquistò la tenuta di Conca (5.625 ettari) per lire 1.686.200, il secondo quella di Tragliatella (ettari 1.706) per lire 755.500. Altri fondi furono acquistati da Bernardo Tanlongo, auch'egli mercante di campagna e poi presidente della Banca Romana, mentre Menotti Garibaldi comperò per 110 mila lire la piccola tenuta della Marra-nella. Tra i nobili fecero acquisti: il duca don Pio Grazioli, don Leopoldo Torlonia, don Bosio Sforza Ccsarini. 2) Dulcis infunilo, tra i nomi degli acqui­renti leggiamo niente di meno quello di monsignor De Merode. Ma non è questo il solo caso di acquisti fatti direttamente da ecclesiastici (quanti ne furono fatti per interposta persona?), perchè ad esempio, sappiamo che, posti all'incanto i beni dei Missionari di Monte Ci torio, uno dei religiosi comprò all'asta pubblica il solo immobile che la casa di Monte Citorio possedeva, una vigna fuori di Porta Portese.3) Ecclesiastici come monsignor De Merode e ferventi cattolici come don Pio Grazioli si avvidero che partecipando alle aste avrebbero potuto ricavare numerosi vantaggi: se gli incanti andavano deserti ed i prezzi diminuivano sempre più, perchè starsene li fermi ed im­potenti a guardare? Fra tanta scarsezza di capitali, non potevano i loro ca­pitali trovare un ottimo impiego? Restava però sempre la difficoltà di con­ciliare gli interessi terreni con quelli ultraterreni, perchè la scomunica di Pio IX era chiaramente diretta anche contro i compratori dei beni. Si trovò egual­mente il modo di girare l'ostacolo; in Vaticano infatti fu ideato un mezzo per evitare la scomunica agli acquirenti scrupolosi. Riferisce Emma Perodi nel suo libro su Roma che la Congregazione dei Vescovi Regolari rilasciava uno strano documento. Era un foglio della grandezza d'un brevetto militare, in alto aveva lo stemma papale, sotto la formula mediante la quale la S. Sede liberava da ogni peccato coloro che acquistavano beni dal Governo piemontese, purché si obbligassero a rivenderli al prezzo di costo al Governo Pontificio, quando fosse restaurato . *>
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Ad una manomorta si sostituì un'altra manomorta: resta da stabilire se questa sostituzione ebbe delle conseguenze oppure lasciò tutto com'era sem­pre stato. Più sopra abbiamo scritto che le condizioni dell'agro romano erano rimaste sostanzialmente immutate, ma evidentemente ci riferivamo ai risul­tati più o meno immediati della liquidazione, perchè quest'ultima fu pur sem­pre la premessa di cambiamenti futuri (se non altro attraverso l'azione lenta delle successioni). Se perciò, dopo aver così chiarito il nostro pensiero, pos­siamo continuare a dire che nulla cambiò, cioè che nulla migliorò nonostante
i) Cfr. Ennio SERENI, 11 capitalismo nelle campagne, Torino, 1948, pp. 170-171. 2} Cfr. Relaziono della Commissiono di vigilanza, 20 maggio 1875, p. 4L 3) Cr, Reiasione della Giunta liquidatrice, 17 giugno 1877, p. 36. 0 ESISTA PEHODI, Roma italiana. {1870-1895), Roma, s. d., p. 117.